Quando vide la sagoma di padre Herbert, il cappellano novantacinquenne, capì che era ormai giunto il momento.
“Padre Herbert”
“Figliolo”
“La vuole una tazza di caffè?”
“Con un cucchiaino di zucchero, grazie”
Padre Herbert si sedette sul letto, mentre il condannato versava del caffè bollente dentro due tazze.
“Allora, figliolo, come ti senti?”
“Padre, come uno che sta per essere giustiziato”
Padre Herbert annuì con il capo.
“Figliolo”
“Sì, padre?”
“Per questo caffè uno meriterebbe la pena di morte”
Il condannato si sedette sul letto, di fianco a padre Herbert.
“Padre, perché è qui?”
“Figliolo, sono venuto a confessarti”
“Padre, ma io sono ebreo”
“Allora dieci padre nostro e un’ave Maria”
Padre Herbert strinse forte la mano del condannato e bussò sulla porta della cella. Un secondino aprì e lo fece uscire. Il condannato finì la sua tazza di caffè. “Questo caffè non mi mancherà per niente”
La porta si aprì di nuovo. Erano due guardie, il medico e il direttore del carcere.
“Dobbiamo andare”
“Posso avere una sigaretta prima?”, domandò il condannato.
“Figliolo”, gli rispose il medico, “fumare fa male alla salute. Lo sa che il fumo è responsabile dell’85% dei tumori al polmone?”
“Dottore, tra un’ora sarò morto”
“Lo sarà di sicuro se continua a fumare”
Le guardie lo ammanettarono e si avviarono per il lungo corridoio. Quando entrarono nella stanza asettica, lo fecero sdraiare sul lettino, lo legarono e uscirono, tranne il medico e il direttore.
“Vuole dire qualcosa prima dell’iniezione?”, gli chiese il direttore.“Quanto tempo ho?”
“Due minuti”
“Allora, volevo dire che secondo me il vero nome di Dio non è Dio”
“Tutto qui?”. Il direttore sembrava perplesso.
“Eh, se mi date solo due minuti. E comunque era da un po’ che ci pensavo”
“Bene”, esclamò il direttore, “procediamo”
Il dottore stava per legare il laccio emostatico al braccio del condannato, quando il telefono squillò.
“Pronto? Sì, subito. Dottore, è per lei”
Il medico, infastidito per l’interruzione, prese la cornetta.
“Sì? No, no, guardi…No, non sono interessato al momento al…No, guardi, ho già una polizza che…No, certo, sembrano condizioni interessanti ma…No, sono di fretta, arrivederci”.
Il medico aveva appena posato la cornetta, quando il telefono squillò un’altra volta. “Ho già detto che non sono interessa…Come? Ah, certo, un momento…Direttore, è per lei”.
Il direttore afferrò la cornetta. “Sì? Buongiorno. Come? Certo che siamo…Come? Ah”.
Il direttore alzò un sopracciglio. “Verifichiamo subito, certamente”. Parlottò con il medico, poi uscì, si consultò con alcune persone che attendevano fuori dalla stanza, controllò un paio di documenti e rientrò.
“Lei è Adrian J. Goldberg, giusto?”, domandò al condannato.
“No. Adrian K. Goldberg”
“Ah. Quindi lei non è stato condannato per la strage di muffloni?”
“No, sono stato condannato per aver sparato a una guardia giurata con una pistola ad acqua”
“Ad acqua?”
“Sì. L’ho colpito nell’occhio destro. Per questo motivo la guardia giurata non ha potuto guardarsi la finale del Grande Fratello”
“Eh, be’, insomma, non è proprio uno stinco di santo. Guardie”, facendo un gesto ai secondini dal vetro della stanza. “slegatelo”, disse, quando entrarono.
Il medico gli tastò il polso. “Ancora vivo”
“Signor Goldberg, ci dispiace per averle provocato eventuale disagio. Per evitare una causa milionaria, le offrirei una bella stretta di mano, un panino Camogli e un pacchetto di mentine. Affare fatto?”
Più tardi, nella sua cella, mentre raccoglieva i suoi oggetti, arrivò padre Herbert.
“Figliolo”
“Padre”
“Vedo che è ancora vivo”
“Anche lei, padre”
“Ce li ha ancora cinque minuti per farmi una tazza di caffè?”
“Per lei, padre, sempre”
Il condannato, che ormai era un ex condannato, riempì due tazzine.
“Un cucchiaino di zucchero?”
“Un cucchiaino di zucchero”
“Figliuolo”, disse padre Herbert, dopo aver bevuto il caffè, “mi prometti che, una volta fuori, ti comporterai da bravo cristiano?”
“Padre, ci provo, ma le ricordo che sono ebreo”
“Mhh. Almeno mi prometti che imparerai a fare un caffè più decente?”
“Padre, ma è così terribile questo caffè?”
“Figliuolo, credimi, solo per questo, meriteresti la pena di morte”