Atto unico in tre atti. Sul palco, due uomini. Uno è un uomo, l’altro pure. Il terzo non c’è, ma qualcuno crede di intravederlo. Nessuna scenografia, a parte una fotografia di una signora calva appesa a una parete. La signora calva sembra un uomo che assomiglia a una donna calva.
Il primo uomo, vestito come il secondo uomo, entra in scena facendo il suo ingresso dal lato destro del palcoscenico. Il secondo uomo, che stranamente non è vestito come il primo uomo, fa la sua entrata dalla parte sinistra del palcoscenico.
Il primo uomo procede lentamente e fischietta L’amour tojours di Gigi D’Agostino. Il secondo uomo saltella ma senza fischiare, perché non ne è capace.
Si incontrano nel centro preciso del palcoscenico, segnato con una x da un ingegnere svizzero venuto giù da Zurigo solo per assicurare alla scena un centro che più centro non si può.
Primo Uomo: Mi scusi, saprebbe dirmi che ore sono?
Secondo uomo: (Guardando il polso sinistro sopra cui non c’è assolutamente nulla) Dipende
PU: Dipende da cosa?
SU: Dipende dall’ora
PU: Quale ora?
SU: Quest’ora (mostrando il polso senza orologio)
PU: Non vedo niente
SU: Questo perché il mattino ha l’ora in bocca
PU: Non era Il mattino ha loro in bocca
SU: Loro chi, se posso?
PU: Se mi dice l’ora
SU: (Guardando il polso sinistro sopra cui non c’è assolutamente nulla) Le otto meno trenta
PU: Mi scusi, ma io non vedo nessun orologio
SU: Allora perché continua a chiedermi le ore?
PU: E lei perché continua a rispondermi?
SU: Sono una persona educata
PU: Senza un orologio, però
SU: Non ho bisogno di avere un orologio per essere educato
PU: Ma ha bisogno di un orologio per sapere che ore sono
SU: Io non ho bisogno di sapere che ore sono. È lei che ne ha bisogno
PU: Quindi non lo sa che ore sono?
SU: Se lo sapessi, avrei un orologio
PU: Allora perché mi ha detto che erano le otto meno trenta?
SU: (Guardando il polso sinistro sopra cui non c’è assolutamente nulla) Meno trentacinque
PU: Non è possibile
SU: (Guardando il polso sinistro sopra cui non c’è assolutamente nulla) Eppure
PU: Eppure cosa?
Il secondo uomo colpisce in testa il primo con una canna da pesca.
PU: Ahia. Lei mi ha colpito in testa!
SU: Proprio così
PU: È matto?
Il secondo uomo riavvolge la lenza e tira su orologio
PU: Da dove l’ha preso?
SU: Da qui
Il primo uomo guarda in direzione di dove il secondo uomo sta indicando.
PU: Non c’è niente
SU: C’era l’orologio
PU: (Sbuffando) Adesso potrebbe dirmi che ore sono?
Il secondo uomo leva l’orologio dalla lenza e se lo infila al polso sinistro.
SU: Non so leggere l’ora
PU: Come non sa leggere l’ora?
SU: Non so leggerla
PU: Allora perché prima mi ha detto che erano le otto meno trenta?
SU: È l’unica ora che so leggere
PU: A me pareva che prima non avesse un orologio
SU: Le pareva male
PU: Forse mi pareva male, ma ho guardato bene
SU: Se avesse guardato meglio, mi avrebbe detto lei che erano le otto meno trenta
PU: Se le avessi detto che erano le otto meno trenta, sarebbe stato lei a chiedermi che ore erano
SU: Ma non lo avrei fatto, perché non ho bisogno di sapere che ore sono
PU: Lei non ne ha bisogno e non ha nemmeno un orologio
SU: Certo che ce l’ho (mostrando l’orologio al polso sinistro)
PU: Prima non ce l’aveva
SU: Fa lo stesso, non mi serve sapere che ore sono. Lei, invece, sarebbe meglio lo avesse, un orologio. Mi sembra un tipo curioso
PU: Non sono curioso
SU: Certo che lo è, altrimenti non andrebbe in giro a chiedere l’ora
PU: Chiedere l’ora non significa essere curiosi
SU: Significa non avere un orologio
PU: Quando mi sono alzato, ce l’avevo un orologio, ma adesso non lo trovo da nessuna parte
Il primo uomo inizia a cercare nelle tasche dei pantaloni e della giacca. Si avvicina di più al secondo uomo e osserva attentamente l’orologio.
PU: Credo che quello sia il mio orologio
SU: Impossibile. L’ho appena pescato
PU: Non sapevo si pescassero, gli orologi
SU: Non tutti. Questo sì
PU: Se guarda, sulla cassa dietro ci sono le mie iniziali
Il secondo uomo si sfila l’orologio e guarda la cassa.
SU: C’è scritto ambarabaciccicocò
PU: Esatto
SU: Sono le sue iniziali? (Appare perplesso)
PU: Esatto
SU: Posso chiederle come si chiama?
PU: Giorgio Franco
SU: Non mi paiono le sue iniziali
PU: Infatti. Le mie iniziali sono ambarabaciccicocò
SU: Non la seguo
PU: Non lo faccia
SU: Giorgio?
PU: Mi dica?
SU: Posso chiamarla Franco?
PU: Potrebbe, ma preferirei mi dicesse che ore sono
Il secondo uomo si riallaccia l’orologio al polso sinistro.
SU: È ora di andare a casa
PU: Mi scusi?
SU: È ora di andare a casa. Guardi
Il primo uomo si avvicina di nuovo e guarda l’orologio
PU: Mancano due minuti a È ora di andare a casa
SU: Allora è quasi ora di andare a casa
PU: In effetti si è fatta una certa
SU: E quando si fa una certa, meglio andarsene a casa
PU: Anche se mancano due minuti
SU: Infatti
PU: Allora la saluto
SU: La saluto pure io
PU: Arrivederci
SU: Arrivederci
PU: Prima di rivederci, potrebbe indicarmi la direzione per casa?
SU: Casa mia o casa sua?
PU: Non saprei. Ce li ha cinque minuti?
Il secondo uomo guarda l’orologio
SU: Dovrei prenderli in prestito e adesso è ora di andare a casa
PU: Capisco. Allora mi avvio
SU: Vada
PU: Dove vado
SU: Faccia lei
PU: Infatti. Arrivederci
SU: Arrivederci
Il primo uomo esce di scena fischiettando L’amour tojours di Gigi D’Agostino. Il secondo uomo esce di scena dalla parte opposta saltellando ma senza fischiare, perché non ne è capace.
Rimane una luce puntata sulla fotografia della signora calva che, se poi la si osserva meglio, non è poi così calva, e nemmeno così signora.
Cala il sipario.
Hahahahaha
Hahahahaha
Hahahahaha
Hahahahaha
E ne aggiungo anche un altro
Hahahahaha
(Potrebbe essere anche un ritmo ballabile)
Sembra già una poesia!