A a ben
Warem a ben ben
Warem ben ben
Warem a wa two ben ben
Warem a bla a bla ben
Ci sono parole che ti colpiscono come cazzotti di Bud Spencer sopra la testa, padellate in versi che hanno il potere di scuotere le fondamenta e agitare gli abissi dell’anima.
Come quelle di Bla bla bla, un pezzo che ha scosso le coscienze di molti ponendoci un dilemma morale: è giusto spendere soldi per un testo così quando la maggioranza degli italiani non ha ancora imparato a usare correttamente il congiuntivo? Per la risposta dovrete aspettare ancora qualche decennio.
Iniziamo dal motivo per cui mi sono lanciato a capofitto nell’interpretazione di un testo così astruso nonostante potessi tranquillamente starmene seduto sulla mia comoda poltrona a continuare una della mie attività preferite: sputare contro il muro i semi dei mandarini. Il senso di sfida. Il desiderio dell’immortalità.
Mi ha chiamato Ermete Ologo, mio amico fin dai tempi delle risse al Burghi di San Babila, grande esperto climatico diventato famoso per Reo-matismi, saggio in cui sostiene che i cambiamenti climatici sono dovuti all’aumento dei casi di reumatismo.
Mi fa, ti leggo sempre, bravo, però i testi che analizzi sono robe da elementari. Interpretami questo, e mi fa partire Bla bla bla a tutto volume, che a momenti mi va di traverso metà mandarino.
Ho risposto, caro mio, non c’è problema. Ho riattaccato, preso penna e foglio e mi sono buttato a capofitto in questa impresa titanica.
Intanto, per onestà intellettuale, c’è da dire che il titolo iniziale era Bleh bleh bleh e raccontava la storia di una capra a cui venivano servite, tutti giorni, porzioni minuscole di cibo dal suo pastore, un uomo ossessionato dalla cucina stellata.
Il discografico della ZYX aveva suggerito qualche modifica, temendo che il testo risultasse troppo sofisticato per il pubblico della cassa in quattro. Nasce così Bla bla bla, una canzone il cui testo, come una sinfonia di Beethoven, si sviluppa ed espande a partire da un’espressione onomatopeica.
Al primo ascolto si ha la netta impressione che non significhi nulla. E anche al secondo. Fonemi gettati in pasto a un branco di gente che preferisce movimenti scoordinati intrisi di sudore a una sessione di ermeneutica. Come dargli torto. Tuttavia, un senso c’è, anche se va cercato. Anzi, scovato.
Secondo quanto riferitomi da Trombetta Papadopulos, unico musicista al mondo capace di far suonare un souvlaki, tutto ha origine da un panzerotto che l’autore di Bla bla bla, l’immenso Gigi Dag, aveva appena sfornato.
Tutti sanno che la temperatura interna di un panzerotto, una volta riscaldato, si avvicina a quella del nucleo interno terrestre. Anche Gigi Dag lo sapeva, ma in quel momento era troppo preso dal processo compositivo per ricordarsi di una informazione così vitale.
Appena addentato, il magma di formaggio fuso e salsa di pomodoro era subito fuoriuscito, facendo terra bruciata delle papille gustative. Un urlo selvaggio, simile a quello che emetto quando mia moglie cerca di schiacciarmi i punti neri, si era levato dalla cucina, e l’onda d’urto aveva raggiunto i suoi collaboratori, facendoli cadere come birilli.
Quando aveva tentato di spiegare cosa era successo, la gran parte delle consonanti erano sparite insieme al senso del gusto e alla sensazione di avere ancora una lingua. Quello che ne era uscito sono le le prime strofe con cui inizia la canzone.
Gigi Dag, con il suo fiuto da segugio di successi dance, ne aveva subito intuito il potenziale. Ilderico Tusco, uno speleologo dell’alfabeto in grado di ricostruire intere frasi da una manciata di suoni, mi ha aiutato a decifrare il senso di quell’esplosione di fonemi.
Mi sarebbe piaciuto condividerlo con voi, cari lettori, ma ahimè, riportare una bestemmia, e di questa portata, è ancora considerato poco elegante. Capolavoro.