Whop bop b-luma b-lop bam bom
Tutti frutti, oh rooty
Tutti frutti, oh rooty
Stavo fumandomi una sigaretta sdraiato sul divano, quando il telefono di casa si è messo a squillare. Strano, ho pensato, non avendo mai fumato. E non avendo nemmeno un telefono di casa.
Rispondo, non si sa mai.
“Salve! Per informazioni sul vostro abbonamento, premete uno. Per imparare uno scioglilingua, premete due. Se la vostra pressione minima è centodieci, premete tre. Se volete schiacciare il quattro, premete il quattro. Quattro più uno? Premete quello che pensiate sia giusto premere. Per ogni altra informazione, premete sei”.
E vada per il sei, ho pensato. “Ci dispiace. Al momento tutti i nostri operatori sono in cura dallo psicoanalista. Vi preghiamo di rimanere in attesa”. La musica che è partita in sottofondo mi ha lasciato attaccato alla cornetta per tutta la durata del brano: Whop bop b-luma b-lop bam bom.
Che pezzo travolgente! Ti vien voglia di lanciarti fuori dalla finestra, nudo, sperando di abitare al primo piano, e gridare a pieni polmoni, Viva la vita, il rock’n roll e la pasta con le acciughe! Certo, ascoltando bene il testo uno potrebbe domandarsi, ma cosa diavolo significano quei vocaboli lanciati alla rinfusa?
Proprio da questa domanda, che nessuno si era mai fatto, sono partito per l’interpretazione del testo. La mia seconda interpretazione. La prima, come sapete, l’ho elaborata un po’ di tempo fa dopo un piatto di peperonata e non vorrei che la digestione difficoltosa avesse ottenebrato per qualche giorno le mie capacità intellettive. Perciò, ci riprovo.
La canzone, scritta da Little Richard, da non confondere con Medium e Big Richard, serviti con patatine e una bibita gasata, e da Dorothie Labostrie, era stata pensata con un attacco diverso, “Fin che la barca va, lasciala andare”. Nel 1955, però, alle radio era vietato trasmettere testi eversivi che potessero evocare il mal di mare. Fiaccava il morale delle truppe.
Il produttore Blackwell, dopo averne ascoltato la demo, aveva suggerito agli autori di darsi all’attività ittica. Ma Little Richard non era uno che si faceva scoraggiare facilmente, nemmeno dopo aver scoperto che il suo nome, tradotto in italiano, non significava niente.
Passò intere settimane davanti al pianoforte, cercando di ricordarsi come diavolo si suonasse. Nel frattempo Dorothie Labostrie se ne andava in giro per le strade di qualche città statunitense alla ricerca dell’ispirazione.
La trovò un pomeriggio in una gelateria dove le fecero provare un nuovo gusto Tutti frutti. “What’s tutti frutti?”, aveva chiesto la Labostrie. Il gelataio, che non solo suonava, ma era pure suonato, le aveva risposto “Tutti frutti? Oh rootie”.
La Labostrie se ne era uscita con in mano sei coni ed era andata a far visita a Little Richard, che era ancora davanti al pianoforte. “Look”, gli aveva detto, prima di infilargli in testa il cono rovesciato, che in mezzo a quella capigliatura a banana non era mai più stato ritrovato. Il cantante lo aveva assaggiato.
“What’s that?”
“It’s tutti frutti”
“And what’s tutti frutti”
“Oh rootie”.
Lì era scattata l’illuminazione.
“Mi è venuta un’idea”. Dorothie Labostrie era rimasta stupefatta. “Why are you talking in Italian?”
“Altrimenti i buzzurri che leggono questo post non riescono a capire una parola di quello che dico. Senti questo assolo introduttivo di batteria”
“Ma tu non suoni la batteria”
“Be’, nemmeno l’organetto, ma questo non mi ha impedito di fare la scimmietta quando ne avevo bisogno. Ascolta: whop bop b-luma b-lop bam bom”.
Dorothie Labostrie ci pensò un po’ su e poi disse, “Questo non è un assolo di batteria. Sei tu che riproduci con la bocca un suono di batteria”.
Little Richard ci era rimasto male. Non ricordandosi come si suonava il pianoforte, aveva pensato che avrebbe potuto sfondare come batterista. “Dorothie, se lo leggi all’incontrario, viene fuori mob mab pol-b amul-b pob pohw”.
Dorothie Labostrie rimase a bocca aperta.
“E che cosa significa?”
“Non lo so, ma anche Vasco Rossi ha scritto Coca cola chi Coca cola chi vespa mangia le mele che non vuol dire un cazzo, e guarda dove è arrivato”.
Questo Little Richard aveva stoffa da vendere.
“Cantamela ancora una volta”, fu la richiesta di Dorothie.
“Whop bop b-luma b-lop bim bim”
“Non era b-lop bam bom?”
“Forse, ma oggi ho sbattuto la testa contro un do maggiore e ne ha risentito la mia memoria a breve termine. Whop bop b-luma b-lop bam bom!”, al che Dorothie Labostrie aggiunse subito “Tutti frutti, oh rootie, tutti frutti, oh rootie”.
Si guardarono e sorrisero. Avevano bisogno di un dentista ma non importava, perché sapevano di avere qualcosa di importante tra le mani. Mandarono il pezzo al discografico e il resto è storia.