Il concetto di tempo

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti (febbraio 2022) è puramente intenzionale.

Che cos’è il tempo? Questa è una di quelle domande che ha tenuto impegnato per secoli filosofi e fisici. Per Kant il tempo è una forma dell’intuizione sensibile, una condizione formale dell’intuizione interna. E se lo dice lui.

Heidegger scrive invece che il tempo è la modalità dell’esserci di essere. Però, come se fosse Antani. Il fisico Rovelli giunge alla tesi secondo la quale, per comprendere l’universo, si può fare addirittura a meno del concetto di tempo.

E non solo, aggiungerei io, perché l’altro giorno mio figlio mi ha colpito in testa con un dinosauro e anche qui l’idea del tempo mi è parsa superflua.

Per comprendere meglio che cosa sia il tempo, o come funzioni, vorrei illustrare quello che è successo oggi tra le mura di casa mia. La scorsa settimana mio figlio D. si era raffreddato e perciò, i primi due giorni di questa, avevamo deciso di tenerlo a casa.

Questa mattina, finalmente privo di sintomi, è pronto per tornare all’asilo. E ci torna, eccome se ci torna, anche se dovesse arrivare l’Apocalisse. Mentre sono sdraiato sul tappetino ad allungarmi i muscoli, mi chiede “Oggi vado all’asilo?”.

“Sì”, gli rispondo.
“No”, con un punto esclamativo e lo sguardo truce.
“Sì”
“No”, con due punti esclamativi.
“D., oggi è mercoledì, e il mercoledì tu vai all’asilo. Domani invece e giovedì, e il giovedì rimani a casa. Va bene?”. Più chiaro di così. Neanche David Attenborough avrebbe potuto spiegarsi meglio.

“No”, con tre punti esclamativi.
“Su, su, ora vestiti, facciamo colazione e poi andiamo. Puoi portarti un giocattolo”
“No”, con quattro punti esclamativi. “La mamma mi ha detto che oggi è domani”. Cinque punti esclamativi e un paio di lacrime.

Quindi il tempo non solo è relativo, ma flessibile, nel senso che si adatta alle esigenze dell’individuo. Perciò oggi può essere benissimo domani e domani chi lo sa.

Naturalmente potrebbe anche essere che mia moglie abbia dei poteri demiurgici volti a cambiare l’ordine naturale delle cose se il fine è quello di far smettere di strillare la prole. Anche questo non posso escluderlo.

Per il rasoio di Occam dovrei optare per la soluzione più semplice, cioè che oggi e oggi e non domani, però per far questo dovrei essere certo che oggi è mercoledì 17 febbraio e non giovedì 18 e solo il telefono, che ho lasciato in camera, può dissipare questi dubbi.

Perciò, in posizione supina, vinto dall’indolenza, quasi mi convinco che il futuro è già presente e che, in ogni caso, io, D., all’asilo, lo porto lo stesso.