Questa è una storia strana, atipica, che non vale quasi la pena di essere raccontata. Ma visto che stamattina mi sono alzato di buon’ora e non ho sbattuto come al solito il mignolino contro l’angolo del letto, ho deciso che volevo raccontarla lo stesso.
Ascoltate quello che è capitato a Ruben. Ruben, che viveva sull’isola di Aruba, vendeva robe. Ruben, ad Aruba, vendeva robe che andavano a ruba. In realtà Ruben in questa storia non c’entra nulla, perché è di suo figlio Pino che volevo parlarvi.
Pino era un ragazzo flaccido che viveva nel varesotto. Non aveva mai conosciuto il padre, Ruben, e nemmeno la madre, Madre, che un giorno era scappata di casa per vivere la sua storia d’amore con Teddy, l’orsacchiotto di Pino.
Il ragazzo era stato cresciuto dai quattro nonni materni. Se vi domandate come mai avesse quattro nonni materni, la risposta è, chiedetelo a Pino. Poiché era un ragazzo flaccido, e anche un po’ tondo, a scuola lo chiamavano Pino il bovino, cosa che lo faceva piangere. E muggire per ore.
Tuttavia questa non è una storia strappalacrime, ma una storia di speranza e riscatto. Un giorno, mentre tornava a casa cercando di ripararsi il collo da una raffica di coppini, si imbattè in un tizio avvolto in un kimono nero che fece scappare a gambe levate i bulli urlando oscenità irripetibili.
Era maestro Fu, che prima Era e dopo Fu. Maestro Fu alzò una mano e parlò: “Forte non muscolo. Forte molluscolo”. Il saggio invitò Pino ad andarlo a trovare nella sua palestra.
Così, il pomeriggio seguente, Pino andò alla palestra di maestro Fu. Lì si insegnava l’antica arte dell’immobilità. Gli allievi mangiavano ciotole su ciotole di riso, poi rimanevano nella posizione del loto, immobili, per ore. Quando suonava il gong, si alzavano tutti di scatto urlando oscenità, poi si inchinavano e se ne andavano a casa.
“Vedi, Pino, qui io insegna grande arte di attacco improvviso. Tutto silenzio, poi gridare di urla forte, parolacce. Molluscoli più importanti di muscoli”. Pino iniziò a frequentare la palestra e, giorno, dopo giorno, iniziò ad acquisire quella sicurezza che gli era sempre mancata.
La sua flaccidità non era più un handicap, ma un punto di forza, e in due anni sviluppò su tutto il corpo dei molluscoli eccezionali. Adesso i bulli se ne stavano alla larga e a scuola si era guadagnato la fama di traumaturgo.
Pino il divino, lo chiamavano ora. Una sera, prima di lasciare la palestra, si avvicinò al maestro Fu. “Maestro, perché lei parla con accento orientale se è nato ad Azzate?”. Il maestro Fu ci rimuginò su, prese le sue cose e non si fece mai più vedere.
Da allora l’attività è mandata avanti dal maestro Pino, che ha raccolto i suoi insegnamenti in un libro pubblicato da poco, “I molluscoli e l’arte della manutenzione della pancia”.