Le corde barbariche

Giuseppino Spampinato aveva un talento incredibile, ma non per la musica.

Erano tre anni che prendeva lezioni e ancora, quando muoveva l’archetto e faceva suonare le corde, quello che usciva sembrava più il lamento di un gatto a cui qualcuno stava torcendo le palle che il suono di uno strumento. Mio marito le chiamava le corde barbariche e, quando lo strazio aveva inizio, si chiudeva in camera con un paio di cuffie in testa.

La madre, quando la incontravamo sul pianerottolo, ci decantava sempre i grandi progressi fatti dal pargolo. Lei e suo marito erano entusiasti all’idea che loro figlio potesse intraprendere una futura carriera musicale. Ma, soprattutto, ne erano convinti.

“L’unico progresso tangibile è quando infila il violino nella sua custodia”, commentava di solito Piero, mio marito, una volta che ci eravamo accomiatati. Vivevamo nell’appartamento di fianco. Sarà che, con quattro figli, la pazienza era un’ arte che avevamo largamente appreso, e quindi, con rassegnazione, subivamo in silenzio le invasioni cacofoniche.

Ben diversa era la situazione con i Totaro, che vivevano in cinque nell’appartamento di sopra.

Antonio Totaro era un tipo poco raccomandabile, tarchiato, collo taurino, non azzeccava un congiuntivo neanche se glielo scrivevi su un foglio. Aveva fatto mille lavori, il camionista, l’idraulico, il buttafuori per un locale notturno, il carpentiere e adesso, non si sa come, lavorava nell’amministrazione comunale.

Sua moglie, Addolorata Totaro, era minuta e silenziosa. Quando mi salutava, mi chiamava sempre dottoressa, anche se avevo lasciato il liceo a diciassette anni.

I Totaro avevano due figli, Anastasia, che purtroppo aveva ereditato il fisico del padre e sembrava un minotauro con i capelli fino al sedere, e Kevin, un adolescente che pareva destinato a diventare un deficiente.

A completare il quadretto famigliare c’era la signora Franca, la mamma di Antonio, ottanta chili di adiposità distribuite su un metro e cinquanta scarsi, che passava le giornate a cucinare e stirare davanti alla televisione sempre accesa.

I Totaro gridavano tutto il tempo, era una loro caratteristica. “Antò, che, li vuoi i cordon ble per pranzo?”, gridava la signora Franca alle otto del mattino, perché tutta l’organizzazione di quella famiglia si basava sul menu della giornata. “Eh, con le patatine però”, urlava Antonio da qualche angolo dell’appartamento.

Da una famiglia così ci si sarebbe aspettato un livello di sopportazione alto del rumore. E invece.

Un sabato pomeriggio sento il Totaro Antonio abbaiare alla porta dei vicini. Non capivo tutto quello che diceva, ma i numerosi improperi mi facevano credere che ce l’avesse con Giuseppino. La scena andò avanti per settimane, con il Totaro che scendeva giù a inveire e a tirare manate contro la porta degli Spampinato.

Intanto lo stridio musicale continuava senza sosta, e le esplosioni di ira del Totaro sembravano non sortissero alcun effetto. Poi accadde qualcosa che mutò questo precario equilibrio.

Un sabato pomeriggio Giuseppino uscì sul minuscolo balcone di casa e iniziò a suonare qualcosa che, con molta fantasia, poteva assomigliare a un brano di musica classica. Il Totaro, con il dente avvelenato da mesi, appena vide Giuseppino sul balcone, si calò i pantaloni e gli pisciò in testa, da balcone a balcone, con Kevin e Anastasia che ridevano come dei matti e la signora Totaro e la signora Franca che urlavano contro il Totaro.

Successe il finimondo: arrivò la polizia, tutti sbraitavano come pazzi, gli Spampinato urlavano contro il Totaro, Giuseppino piangeva (“Almeno non si esercita” era stato il commento di mio marito), il Totaro se ne stava sul pianerottolo con la faccia strafottente, Kevin e Anastasia continuavano a ridere come due scimuniti, la signora Totaro prendeva a schiaffi il marito. La signora Franca, invece, era rimasta in casa a stirare di fronte alla solita telenovela brasiliana a tutto volume e non si era accorta di niente. Non fu per nulla una bella scena. 

I Totaro sono stati costretti a traslocare. Guseppino ha smesso di strapazzare il violino. Adesso si è dato alla batteria. Mio marito mi ha detto che forse traslochiamo anche noi.