Silenzio di tromba

“Pff. Pff”. Edo Perlino soffiò dentro la tromba, come tutte le mattine, e, come tutte le mattine, la tromba non produsse nessun suono. Silenzio. Edo sospirò, appoggiò la tromba nella sua custodia e guardò fuori dalla finestra. Pioveva. Era un anno, ormai, che prendeva lezioni, eppure non riusciva ancora a far suonare quel benedetto strumento. 

Edo aveva scelto la tromba perché suo padre ascoltava tutte le sere i dischi di Miles Davis. Affascinato dal suono di quello strumento, aveva deciso che sarebbe diventato anche lui un grande trombettista. 

Così, i suoi genitori gliene comprarono una e lo mandarono a lezione dal grande maestro Osvaldo Ginepro, un trombettista di fama internazionale che, partito dalla banda del paese, si era poi esibito sui palchi di tutto il mondo.

Osvaldo Ginepro era considerato un genio, con un metodo di insegnamento piuttosto bizzarro. I primi tre mesi gli insegnò a imitare il suono della tromba con la bocca, mentre i tre successivi si limitò a fargli appoggiare le labbra al bocchino dello strumento. 

Quando venne il momento di far uscire il primo suono, Edo riuscì solo a emettere qualche pernacchia. La cosa andò avanti per diversi mesi, fino a quando Osvaldo Ginepro decise di parlarne con i genitori. 

“Edo diventerà un gran trombettista, è portato. Si intuisce dalla gestualità. Le vedo, quelle note, sulla punta delle sue labbra, pronte a spiccare il volo. Solo che le ali non si aprono. Vostro figlio produce un silenzio di tromba”.

I genitori di Edo si guardarono, confusi. “E che cosa si può fare?”, domandò il padre, che non poteva credere che il suo amato figlio, che aveva imparato a leggere da solo all’età di quattro anni, non riuscisse a far uscire una sola nota decente da quel pezzo di ottone. 

“Niente, signor Perlino. Questo è un talento che nessuno al mondo ha. Lei conosce William Fartist?”. 

Il padre scosse la testa. 

“Era un trombettista nato alla fine dell’Ottocento. Un bambino prodigio. A tre anni si era costruito una tromba da solo, a quattro aveva iniziato a suonarla e poi, per cinquant’anni, non era riuscito a produrre un solo suono. II direttori d’orchestra se lo contendevano nella sale da concerto per suonare le pause che si trovano nelle partiture. Una carriera brillante. Il musicologo Apfelmus ha scritto che se il silenzio è una parte fondamentale della musica, Fartist deve esserne considerato una colonna portante. È morto nel 1972, pensi un po’, starnutendo. Salute.”

“Non ho capito, ci sta dicendo che nostro figlio è un genio musicale?”, chiese la madre, che si era tenuta un po’in disparte fino a quel momento. 
“Signora, vostro figlio è un prodigio musicale”

Una volta a casa, ne avevano discusso con il figlio. 

“Ma io voglio suonare come Miles Davis”, aveva replicato Edo, “non voglio solo suonare il silenzio!”
“Tesoro”, gli aveva detto sua madre, “questo è un talento unico. Tu puoi far splendere il mondo con il più bello dei silenzi. Ci pensi?!”

Ma Edo non ci pensava, ed era andato a rinchiudersi in camera, sbattendosi la porta dietro. 

Fu così che, quella mattina piovosa, Edo prese una decisione. Chiamò i genitori. “Voglio smettere di suonare la tromba”, disse. 
“Ma perché, tesoro”, fece sua madre. “Devi coltivarlo il tuo talento. Il tuo silenzio è oro”
“Tua madre ha ragione, Edo. Pensaci bene”.
“Ci ho pensato bene, e ho deciso. Voglio suonare il pianoforte”

Un mese dopo, al mobilio di casa si aggiunse uno splendido pianoforte a mezza coda. La tromba era ormai un ricordo. Un ricordo silente. Fece la prima lezione di prova con la maestra Viola D’Amore, una concertista che aveva suonato con i più grandi direttori del mondo. 

Posizione della schiena, delle braccia, delle mani, della sedia. Quando tutto fu posizionato al posto giusto, la pianista sollevò la mano destra di Edo di qualche centimentro e la lasciò cadere.

I polpastrelli delle dita sprofondarono nei tasti del pianoforte, che non produsse alcun suono. Viola D’amore rimase inizlamente sorpresa. Riprovò un’altra volta, e un’altra ancora, niente. Edo provò a colpire i tasti con un pugno, e anche così, silenzio assoluto. 

La maestra guardò Edo dritto negli occhi. “Ragazzino, tu hai un dono speciale”. Nei mesi successivi Edo provò qualsiasi strumento orchestrale, incluse alcuen lezioni di canto, ma il risultato fu sempre lo stesso. Silenzio. 

Edo non imparò mai a suonare come Miles Davis. Divenne un percussionista e fu assunto dall’Orchestra sinfonica nazionale per suonare le pause. Quando veniva il momento, si metteva dietro ai timpani, o prendeva un paio di piatti, producendo solo silenzio e provocando ogni volta uno scroscio di applausi. Quelli sì che gli sarebbe piaciuto metttere in silenzio, perché gli ricordavano del talento di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

Morì, ancora giovane, nell’incendio divampato nell’appartamento in cui abitava. Quando aveva schiacciato il pulsante dell’allarme antincendio, fornito in ogni abitazione del condominio, non era uscito alcun suono. Un talento fino alla fine.