Il cavatappi

La storia della Creazione la conosciamo tutti: sei giorni in cui Dio diede prova di un certo talento creativo. Il settimo, sfinito, lo passò a poltrire sul divano, osservando con orgoglio quello che aveva creato.

Se pensiamo che c’è gente che non riesce in una vita a risolvere il cubo di Rubik, tanto di cappello. E però. Vi siete mai chiesti che cosa fece l’ottavo giorno? E il nono, il decimo? 

Si mise all’opera di nuovo, perché l’Eterno, il primo grande super eroe, non era tipo da starsene lì con le mani in mano. Sempre che le abbia, un paio di mani. Perché il mondo senza tutte quelle cose che lo rendono degno di essere abitato diventa un Marte o Venere qualsiasi. Gaggino. Novazzano. Una noia.

E allora il Signore con la esse maiuscola sforna l’Italia con i suoi monumenti, la cotoletta alla milanese, la Gazzetta dello sport, Bar Rafaeli, il Negroni sbagliato e tante altre delicatezze. 

L’undicesimo giorno fa comparire sulla Terra una bottiglia di Sassicaia. Non essendoci nessuno, a parte Adamo ed Eva, rimane lì per qualche centinaio di anni, a invecchiare per bene.

Viene trovata da un abitante di Sodoma, che però non ha la più pallida idea di come si faccia ad aprirla. Dio, l’Eterno, che allora non era come oggi, che non si fa più sentire, nemmeno una telefonata, si palesa. 

“Io sono colui che sono”
“Una tautologia!”, esclama l’uomo. Ma si sa, Dio non ha tanto il senso dell’umorismo. 

“Tu, uomo pavido e inutile, con peli in eccesso su pancia e schiena, dirai ai Sodomiti: il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe e dei social network, mi ha mandato qui da voi per gustare questa bottiglia di Sassicaia insieme a una bella fiorentina. Al sangue, mi raccomando. Per questo, ci metteremo di gran lena e produrremo non solo bottiglie di ottimo Sangiovese, ma anche cavatappi, perché se no hai voglia a stapparle, tutte queste bottiglie”

L’uomo, che chiameremo uomo per semplicità, si prostra davanti a tanta sapienza ma Dio se ne è già andato per presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi di Milano. Quando l’uomo raggiunge la piazza principale di Sodoma, sale sopra un tavolino e si rivolge ai sodomiti. 

“Cittadini. Cittadine. Donne! È arrivato l’arrotino. Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto”. Una folla inizia a radunarsi intorno all’uomo. “Il Signore, nostro Iddio, l’Eterno, Colui che era, è e sarà, ci ha mandato questa bottiglia di Sassicaia”. Alza la bottiglia, mostrandola a tutta la piazza. 

“L’Ornellaia è molto meglio”, grida qualcuno da un tavolino in fondo alla piazza. 

“Silenzio! La blasfemia sarà punita con pizza alla Hawaii accompagnata da Tavernello. Il Signore, nostro Iddio, l’Eterno, Colui che era, è e sarà, e sarebbe, perché gli uomini dal palato raffinato devono imparare a usare anche il condizionale, ci ha ordinato, oltre a un piatto di spaghetti allo scoglio e una scaloppina di vitello, di produrre più vino e di… e di…”. 

L’uomo cerca di ricordare le parole esatte. 

“Di?”, domandano gli appartenenti a una baby gang, mentre bullizzano un paio di ragazzini della zona. 
“E di… e di chiavare i tappi. Sì, chiava i tappi, questo è quello che vuole che facciamo”.

 Considerando che ai tempi l’altezza media era piuttosto scadente, parte un fuggi fuggi generale. Le conseguenze le conoscono tutti. Dio, a cui nessuno aveva mai insegnato a contare fino a dieci, manda una pioggia di fuoco e zolfo sulla città, uccidendone tutti gli abitanti. Tutti, tranne Lot. Due angeli gli appaiono all’alba, prima che si scateni l’ira di Dio. 

“Lot, tu, con un nome così hai già sofferto abbastanza. Vattene, perché tra poco nessuno sarà più in grado di dire supercalifragilichespiralidoso”. 

Lot non se lo fa ripetere due volte, prende moglie, figlie e la bottiglia di Sassicaia e scappa. Mentre fuggono, la moglie si volta, trasgredendo all’ordine degli angeli, e viene trasformata in una colonna di sale che Lot utilizza per condire l’insalata e dare un po’di sapore a quelle bistecche insipide che si è portato dietro. 

Il Signore, che incomincia a pentirsi di essersi creato eterno, per evitare altre incomprensioni che potrebbero portare all’incenerimento di uomini e città, entra in silenzio stampa, causando il licenziamento in tronco di centinaia di giornalisti e profeti. Il vino continua a essere prodotto e, non essendo stato inventato ancora il cavatappi, venduto dentro a confezioni in cartone con tappo a vite, una soluzione che fa rabbrividire James Suckling. 

Passano i secoli, e passano veloci. Arriviamo al 1795. Mancano cinque anni al 1800, almeno questo è quello che dice il reverendo Samuel Henshall durante la sua omelia. “Fratelli. Sorelli. Genitore uno e genitore due. Mancano cinque anni al 1800. Comincia una nuova era. Un nuovo mondo. Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà”. 

Al termine della funzione, mentre la gente incomincia a mormorare della sua salute psichica, il reverendo sale le scale che lo portano al suo appartamento. Lì si lascia cadere sulla poltrona, accende la pipa e si rimette a pensare a quell’unica cosa a cui ha dedicato tutte le energie degli ultimi sei mesi. No, no quell’altra: a come cavar fuori un ragno da un buco. 

Pensa e fuma, fuma e pensa. Nel bel mezzo della notte arriva l’Eureka: per cavar fuori un ragno da un buco bisogna prima farlo, questo benedetto buco. Ma come? Ci vorrebbe un bel trapano, ma elettricità e batterie non sono ancora state inventate. Un problema che decide di affrontare il giorno dopo. 

Quella notte gli appare Dio. “Samuel! Samuel!”. Il reverendo, però, dorme come un ghiro. Allora Dio, che ne sa una più del diavolo, lancia una saetta e il tuono che la segue fa tremare tutte le membra del reverendo. “Cosa? Chi è?”, domanda, tirandosi su di scatto. 

“Sono Dio” 
“Io chi?” 
“Dio, non io. Il Signore, l’Eterno, che ha creato l’Universo, la terra e il Brunello di Montalcino”
“Altissimo, Purissimo, Levissimo, erano anni che ti aspettavo” 
“Mi dispiace, sono rimasto bloccato in tangenziale. Samuel, ascoltami” 
“Dimmi, mio Signore, l’Eterno, re dei cieli e dei mari, dei fiumi, dei laghi, dei promontori, dei…” 
“Sì, Samuel, grazie, ho capito. Sono venuto perché voglio affidarti una missione” 
“La pace nel mondo?” 
“No” 
“L’abolizione della schiavitù?” 
“No” 
“La lotta contro…” 
“Samuel, sono le due del mattino. Vorrei andare a fare un pisolino che sono dieci milioni di anni che non chiudo occhio. Ti manderò una visione…” 
“Una prima visione?” 
“e domani mattina saprai cosa fare” 
“Ma Signore…”, ma Dio, l’Eterno, è già crollato.

Il reverendo Henshall si corica di nuovo e in pochi minuti si riaddormenta. In sogno, gli appare un cavatappi. Alle luci dell’alba, il reverendo si alza di cattivo umore. Sperava che Dio gli mandasse la stagione due della sua serie preferita, e invece nulla. Tuttavia, ora sa cosa deve fare.

Inizia ad armeggiare con gli utensili con cui ha montato il pax dell’Ikea. Per prima cosa costruisce un bellissimo cassettone da infilare sotto il suo letto dentro cui mettere il piumone invernale, le babbucce e le riviste di Playboy. Poi arriva il cavatappi, con cui cerca di bucare il muro, spesso due metri. 

Ci riesce, ma gli ci vogliono sette giorni. I fedeli della congregazione non se ne accorgono nemmeno e autogestiscono messe e assoluzioni. Quando il buco è fatto, il reverendo si arma di pazienza e prova a cavane fuori un ragno.

Più della pazienza, però, ci vorrebbe un miracolo. Se ne va via, così, un’altra settimana, durante la quale i fedeli organizzano delle serate di tombola ai cui vincitori viene concessa l’assoluzione plenaria e una serata all’Amnesia di Ibiza. 

Il reverendo non lo sa ancora, ma il suo non cavare un ragno da un buco diventerà una famosissima espressione idiomatica il cui significato non sono ancora riuscito ad afferrare del tutto. Samuel Henshall è depresso.

Barba sfatta, pancetta alcolica, si lascia cadere sul letto e decide di non alzarsi più. Il suo proposito dura dieci minuti, il tempo di andare a far affluire le birre che si è scolato nella tazza del cesso. Quella notte Dio gli parla di nuovo.

“Samuel!”

Il reverendo fa per accendere la luce, ma si ricorda che non è stata ancora inventata. 

“Mio Signore, l’Eterno, re dei cieli e dei mari, dei fiumi, dei laghi, dei promontori, dei…” 
“Abbiamo capito” 
“Mio Signore, pensavo avessi bisogno di riposarti un po’ di più” 
“Mi sarebbe piaciuto, ma i figli dei tizi che abitano sopra di me saltano dalla mattina alla sera. Dovrei incenerirli all’istante, tanto poi danno la colpa a chi ha progettato la casa” 
“Mio Signore, che cosa ti porta qui di nuovo?” 
“Ah, già. Il cavatappi. Secondo te, perché si chiama così?”

Il reverendo ci pensa un po’ su. 

“Perché cava i tappi?” 
“Esatto” 
“Non ci avevo pensato” 
“Allora, dimmi, Samuel Henshall, come mai hai passato una settimana intera a fare un buco nel muro per poi cercare di cavarci fuori un ragno?”. 

Il reverendo rimane sorpreso dalle parole del Signore. 

“Ma Signore mio Dio, Eterno e mai vecchio, che governa mari, monti e pure numerosi condomini, io pensavo che quella fosse la missione che mi avevi affidato”

Un tuono scuote la stanza. 

“Ah, gli uomini! Vi ho creato con un cervello e guarda qua con che razza di scimuniti mi tocca avere a che fare. La tua missione era creare un cavatappi per stappare bottiglie di Barolo, Amarone, Chianti e iniziare finalmente a servire durante la Santa Comunione un vino decente, non quelle schifezze che tirate giù dai cartoni. E poi vi domandate perché le Chiese si svuotano e i pub si riempiono. E adesso vai, spargi la buona novella, che io devo andare a presiedere la riunione di condominio della via Lattea. Oggi si votano i lavori di ristrutturazione ma senza il buono del Governo ci viene a costare un capitale”. 

E così come era comparso, scompare. Quella domenica Henshall si ripresenta davanti alla congregazione di fedeli. Rasato, profumato, la tonaca lisa.

Nel sermone parla di Sodoma e Camorra, di Giobbe e dell’esistenza del male, soprattutto quello alle articolazioni, e dell’importanza di degustare un ottimo vino. Poi dalla tonaca estrae il cacciavite, che mostra come se fosse il Santo Graal.

“E il Signore, l’Eterno, che ha creato la terra e i cieli, Oxford e Pioltello, mi comparve una notte e mi disse, Sam, per l’amor del cielo, insegna agli inglesi che non esiste solo la birra calda, mostragli le gioie di un buon calice di vino”. 

Quindi dalla tonaca estrae la bottiglia di Sassicaia, che oramai è invecchiata di diverse migliaia di anni, e la stappa. I fedeli rimangono a bocca aperta. “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”, sono le parole pronunciate secondo tradizione. Il reverendo beve il calice di vino. 

“Porca puttana, sa di tappo!”. Proprio vero che le vie del Signore sono infinite.

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