L’acqua calda

Sapete perché si dice Ha scoperto l’acqua calda? Io ho vissuto fino a poco tempo fa senza sapere il motivo per cui un numero spropositato di persone possa vantarsi di una scoperta così fondamentale per il genere umano.

Ho condiviso il quesito con il mio collega e compagno di briscola, il professore Gianriccardo Guastadisegni, che mi ha consigliato di iscrivermi al concorso dell’imbecille dell’anno, convinto che potrei ambire al primo posto.

La consapevolezza di poter eccellere, pur riempendomi di orgoglio, non ha scalfito la mia proverbiale umiltà, spingendomi a superare i miei limiti cognitivi e approfondire l’argomento.

All’inizio questo famoso modo di dire è leggermente diverso, ha scoperto l’acca calda, e si riferisce all’invenzione di un egiziano vissuto quattromila anni fa, Ramsis DiCaprio.

Certo che l’acca sia una di quelle lettere destinate a essere relegate in un angolo dell’abbecedario, pensa di inventarne una calda. Vuole che possa essere utilizzata per rompere il ghiaccio durante silenzi imbarazzanti.

La sua invenzione, presentata di fronte a una platea di geroglifici e gerografici, suscita poco entusiasmo. Il faraone dell’epoca, Sesostri Capuano, che da sempre considera Ramsis perfetto solo per fare la mummia, lo fa esiliare in Italia. Ramsis si rifà una vita come pizzaiolo alla Bella Napoli di Milano, bissa d’asporto, bissa salami beccanti e brosciutto, diesci euro, coca cola inclusa.

Ma torniamo all’acqua calda. Per molto, molto tempo, gli uomini non hanno conosciuto che acqua fredda. Indiscutibile il vantaggio dal punto di vista dei costi energetici, ma gli svantaggi sono molto più evidenti.

Il popolo maggiormente colpito è quello italico. Provate a cucinare una pasta con l’acqua fredda. Il livello di frustrazione di centinaia di migliaia di italiani che aspettano che l’acqua bolla come Didi e Gogo aspettano Godot è insopportabile.

La pasta al dente nasce proprio in quel periodo: non potendo essere cotta, viene mangiata cruda, tutto a beneficio della dichiarazione dei redditi dei dentisti. Si intuisce che manca qualcosa, ma le capacità cognitive del tempo sono ancora troppo limitate per poter identificare quel qualcosa. Poi…

Il 31 gennaio dell’un milione avanti Cristo, uno dei giorni della merla, fa un freddo cane, di quelli che meglio starsene rinchiusi nella caverna a fare le parole crociate. A Buccinasco piove e nevica allo stesso tempo e se mi dite, impossibile, vi domando, eravate lì a vedere?

Gennaro Olsen, un pitecantropo trapiantato a Buccinasco per questioni di cuore, ha appena finito la partita a calcetto del mercoledì sera. Ore di libertà che lo sottraggono alla tirannide di sua moglie, Gennara Olsen, una donna che gli assomiglia moltissimo, solo più pelosa.

La palla non è stata ancora inventata, perciò giocano con una noce di cocco importata illegalmente dall’Indonesia. Le partite sono lente, e ogni dieci minuti viene sostituito qualcuno per sospetta frattura del metatarso.

Siccome nessuno sa ancora leggere l’ora, a volte le partite durano giorni, fino a quando il gruppo di mogli viene a recuperare i mariti a suon di clavate. Non quella sera. Alle dieci in punto, almeno secondo i muggiti di Karolina, una mucca svizzera col pallino di diventare arbitro di serie a, vengono tutti mandati negli spogliatoi a fare la doccia.

E qui inizia la tragedia. La solita, maledetta tragedia del mercoledì sera. Sì, perché quando a Buccinasco infuria la tempesta, la neve ricopre le grotte, i palazzi, i cartelli stradali, le tigri dai denti a sciabola, i negozi e le villette dei boss della ndrangheta e le temperature scendono sotto allo zero, ma sotto di brutto, hai voglia a farti la doccia con l’acqua fredda.

Ed è proprio quello che pensa Gennaro Olsen, mentre un coro di bestemmie si alza in tutto lo spogliatoio e Gennaro deve assistere alla ritirata del suo pene, peggio della ritirata al fiume Piave delle truppe italiane nella battaglia di Caporetto. Pensa, così non può continuare. Un centimetro in meno e gli toccherà cambiare il nome in Gennara. Ma una Gennara basta e avanza.

No, deve escogitare qualcosa. Lo deve fare per il bene dell’umanità. E per Gennaro che, in effetti, è proprio lui. Quella sera, quando torna a casa, la moglie lo accoglie con due clavate in testa. Non ha portato fuori la spazzatura.

Gennaro ritiene che, non essendoci ancora la raccolta differenziata, sia poco etico portare fuori la spazzatura e lasciarla così, in preda alle intemperie, senza l’ombra di un netturbino disposto a farsene carico in un’area di duecento milioni di chilometri quadrati. La vita nel Paleolitico non è come gliel’avevano dipinta.

Si siede sopra una roccia, non troppo appuntita, e riflette. Guarda il muro della caverna. Sopra c’è scritto W la figa. Non sa cosa significhi, ma sospetta di Gennaro jr, il figlio adolescente. Non capisce l’arte moderna.

Poi ha un’idea. Ma gli serve dell’acqua. E per prendere l’acqua, deve andare al fiume che scorre a dieci minuti da dove abita. Dieci minuti sotto la tormenta. Ma lo deve fare, per il bene dell’umanità. Quando ritorna, sembra una figura appena uscita da un blocco di ghiaccio sapientemente scalpellato.

La moglie lo accoglie con due clavate in testa. “Ti sembra il caso di uscire a quest’ora? E porta fuori la spazzatura”. Gennaro sospira, riempie una pentola di acqua e incomincia ad alitarci sopra. Lo fa per due ore, senza sosta, ma l’acqua non ne vuole sapere di scaldarsi.

“Cosa stai facendo?”, gli domanda Gennara.
“Sto cercando di scaldare l’acqua”. Gennara si avvicina e lo colpisce con due clavate in testa.
“Soffiandoci sopra? Certo che sei proprio scimunito”.

Gennara tira fuori un accendino, accende un paio di bastoncini e ci mette sopra la pentola. “Ecco. E ora vai a buttare fuori la spazzatura”. Gennaro non crede ai propri occhi. “Ma…Gennara…tu hai un accendino? E perché non me lo hai mai detto? Sono tre anni che cerco di accendermi una sigaretta”.

E così, nel giro di una notte, non solo viene scoperta l’acqua calda, ma l’uomo, o chi gli assomiglia, inizia ad avere grandi aspirazioni. E poi dicono che il fumo fa male.