Plotino nacque nel 204 dopo Cristo a Licopoli, una versione antica del Monopoli ambientata in Egitto. Si chiamava così per aver fondato il suo personale plotino di esecuzino, anche se nessuno è mai riuscito a capire di che cosa si trattasse.
A ventisette anni, dopo aver assistito a un concerto di Gianni Morandi, decide di dedicarsi allo studio della filosofia. Si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove inizia a seguire le lezioni di Ammonio, studioso formatosi grazie alla deaminazione degli aminoacidi e alle fermentazioni batteriche intestinali.
Dopo dieci anni, decide che Alessandria di Egitto gli sta stretta. Troppo provinciale, anche se fanno una pizza mica male. Vuole mettersi a studiare gli insegnamenti filosofici dei persiani e degli indiani, che hanno lasciato al mondo perle di saggezza come Non mollare mai o Chi non muore, si rivede.
Parte insieme a Gordiano III e al suo esercito alla volta della Persia, ma la campagna militare si rivela un disastro, il pubblico fischia e si decide di non replicare. Plotino, dopo aver passato un periodo difficile in un paese in cui non riesce nemmeno a ordinare un piatto di pasta al pomodoro, riesce a scappare ad Antiochia di Siria, che si trova però in Turchia.
A quarantadue anni, grazie alla legge per il ritorno dei cervelli, si trasferisce a Roma, perché dire di no a tutto quel vantaggio fiscale potrebbe essere da filosofo sì, ma scimunito. Qui Plotino fonda la sua accademia neoplatonica, che attira un gran numero di studenti, come Porfirio, Castrizio Firmo, Amelio, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Alberto Sordi e Bombolo.
Fino all’età di quarantanove anni non scrive una sola parola. Appena impara le basi dell’alfabeto, Plotino scrive le Enneadi, una raccolta di saggi.
La dottrina di Plotino parte dal principio ineffabile del tutto: l’Uno. Il filosofo è ossessionato da quel gioco di carte e passa ore e ore a sfidare chiunque ne abbia il coraggio. “Uno!” “Uno!” “Uno!”, sono le urla che riecheggiano continuamente nell’accademia di Plotino. Impiegano un anno a mettersi d’accordo sull’utilizzo della carta +4.
L’Uno è infinito trascendente, al di sopra di ogni categoria di essere. Questo gli crea un bel vantaggio competitivo. L’Uno non è nulla di esistente e non è nemmeno la somma di tutto ciò che esiste. È qualcosa che viene prima di tutto il resto.
Non può avere certe caratteristiche, come pensare o esprimere una volontà, tant’è che a un certo punto mi son detto, mi sa che l’Uno sono io. Dell’Uno non si può dire niente, solo quello che non è. Per esempio, non è una pizza con sopra l’ananas.
Dopo avere elucubrato tutto questo po’ po’ di roba, Plotino viene visitato dal dottore Stikakis, che ne accerta la morte cerebrale. La seconda realtà sussistente è l’intelletto. Inizialmente pare fosse l’insalata greca, ma alcuni suoi colleghi filosofi gli fanno notare che il concetto di insalata è troppo effimero.
L’intelletto, soprattutto il suo, non è stato creato, ma è sorto dall’Uno in un modo speciale. Plotino immagina che l’Uno si guardi in un riflesso estatico, come se stesse osservando se stesso. In questo momento, si divide in un soggetto che guarda e un oggetto che viene guardato. Questo processo di auto-osservazione non cambia l’Uno stesso, che rimane superiore a tutto ciò.
Tuttavia, il dottor Stikakis ha suggerito a Plotino che l’Uno potrebbe soffrire di disturbo della personalità. Il filosofo, a cui la vita in accademia non fa bene, gli risponde che quella auto-osservazione, che è essenzialmente una piena unità tra chi guarda e ciò che viene guardato, è l’Intelletto, di cui il dottor Stikakis è evidentemente sprovvisto.
Aggiunge inoltre che le Idee non sono pensieri, ma soggetti del pensare, come l’Intelletto, che quindi non pensa le Idee e preferisce rimbambirsi la sera davanti alla televisione.
La terza ipostasi è l’anima, che si fa veicolo dell’Uno del mondo: fendinebbia, sedili riscaldabili, cambio automatico a sette marce, meglio di così l’Uno non poteva trovare. L’anima procede dall’auto-contemplazione dell’Intelletto e quindi a fatica raggiunge i cento chilometri all’ora.
Da un lato, l’anima è rivolta verso l’intelletto che, come il bagno, è sempre in fondo a destra; dall’altro, guarda verso il basso, dal che si deduce che l’anima non soffre di vertigini. L’articolarsi dell’anima si traduce nella possibilità del pensiero, che può mettersi alla ricerca dell’unità e allo stesso tempo definire il molteplice.
In questo pensiero non siamo riusciti a cogliere né l’unità, né il molteplice, e nemmeno il dottor Stikakis che, quando ha letto cosa aveva scritto Plotino, gli ha infilato una vanga in mano e lo ha mandato un paio di mesi a zappare la terra a trentacinque gradi all’ombra.
Al punto più basso della gerarchia, in un ufficio piccolo e male illuminato, troviamo la materia. Per Plotino la materia è un poter essere, perché fa esistere il mondo sensibile ma non è un’idea, quindi non essere.
Questo non basta per ottenere una promozione e così la materia viene etichettata come male: un male relativo, ma necessario, altrimenti chi si mette a catalogare le cento ventiquattromila pagine di documenti che arrivano direttamente dall’Uno?
In tutto ciò, il mondo sensibile è mera apparenza, perché solo l’invisibile è davvero reale. Il mondo sensibile ci rimane male, essendo sensibile, ma ormai sono passati più di quattro miliardi di anni dalla sua formazione, quindi se ne fa una ragione.
Non solo il mondo è sensibile, ma pure buono. Siamo nell’ambito della Provvidenza, che per il filosofo non è che Dio vede e provvede, ma è da intendersi come l’adeguamento del mondo sensibile alla sua Idea, che lo precede, ma non lo supera, visto che l’Idea del mondo è stata creata senza il concetto di sorpasso.
Con Plotino termina la filosofica classica, che verrà sostituita da quella moderna, pop e jazz. Il suo pensiero eserciterà una grande influenza sui padri della Chiesa e infatti Plotino è considerato il primo influencer della storia.
Molti sono anche quelli che lo ritengono il precursore della psicoanalisi per il suo concetto di doppia anima, che influenzerà, per esempio, Carl Gustav Jung.
Peppino Jung, un ragioniere di Cassina de’ Pecchi che non ha nessun legame di parentela con il famoso psicologo, ha dichiarato alla Gazzetta della Provvidenza che anche lui è rimasto influenzato da Plotino: dopo averne letto due pagine, è dovuto rimanere a letto una settimana con mal di testa e trentanove di febbre.