Ay, I’m a big boy now
I’m ready to leave, ciao, mamma, ciao
Ay, I’m a big boy now
I’m going away and I sold my cow
Ah, la Croazia! Terra di spiagge dorate e mare cristallino, del maraschino, di Spalato con il suo palazzo di Diocleziano, di Luca Modric, Goran Ivanišević, di quel formidabile risotto al nero di seppia e di Baby Lasagna.
No, non è lo stadio infantile della lasagna, quello che precede l’entrata nel forno preriscaldato a centosettanta gradi per quaranta minuti.
Se vi state chiedendo, ma allora cosa diavolo è questo Baby Lasagna, sappiate che è la stessa cosa che mi sono domandato io dopo essermi assopito davanti all’Eurovision 2024 ed essermi risvegliato a causa di un discreto tunz tunz proveniente dal televisore.
In quel momento ho scoperto che Baby Lasagna è l’autore di Rim Tim Tagi Dim. Prima di addentrarci nelle interpretazioni del testo, due parole su questo artista croato. Siccome ho la connessione internet che non mi funziona, ho dovuto chiedere al mio amico Gianni Centopance, fine musicologo, unica persona al mondo a conoscere il nome di tutti i componenti degli Inti-Illimani.
Il Gianni mi ha detto che Baby Lasagna nasce come Baby Lasagna, anche se a un certo punto tutti iniziano a chiamarlo Marko Purišić.
Da piccolo, affascinato dai racconti del suo amico Gratzianu Novak sulla Gallura, sogna di diventare un pastore sardo. La vita, però, ha in riserbo per lui altri piani.
Inizia a lavorare come assistente in una scuola elementare, esperienza che dura solo fino a quando il preside non scopre che il nostro futuro artista non è in grado di riconoscere la differenza tra vocali, consonanti e Heather Parisi.
Decide così di intraprendere la carriera musicale, prima suonando i citofoni di Zagabria ed esprimendo doti di formidabile sprinter, poi come chitarrista dei Manntra; infine, concentrandosi sulla carriera solista.
Incomincia a farsi un nome, soprattuto tra i giudici di Masterchef, che premiano con il massimo dei voti la creatività dello chef che è riuscito a far cantare uno dei grandi classici della cucina italiana.
A maggio 2024, non si sa bene come, partecipa all’Eurovision, piazzandosi secondo dietro Nemo. Tuttavia, contesta il verdetto. Infatti Nemo, in latino, significa nessuno. Perciò il vincitore morale, nonostante il nome, è Baby Lasagna. Curiosità: durante l’esibizione all’Eurovision era vestito da pastore sardo della Gallura. O almeno, così mi è sembrato.
E veniamo al testo, di cui riportiamo solo poche righe perché le altre sono occupate da una miriade di tunz tunz.
La prima cosa che salta agli occhi, come riporta The Cambridge institute, è che la canzone è scritta in inglese e non in croato. La ragione è molto semplice: Baby Lasagna, pur potendo parlarlo, il croato, non è in grado di capirlo.
La storia, condensata in tre minuti di canzone, non è altro che la trasposizione moderna in cassa in quattro del topo di campagna e del topo di città. Solo che di topi di città non se ne menziona nemmeno uno e al posto del topo di campagna abbiamo una mucca.
Quindi, il paragone non c’entra nulla. Un peccato, perché a me quella favola di Esopo è sempre piaciuta, pur non avendone mai capito la morale.
L’autore ci racconta di questo io narrativo che, raggiunta l’età adulta, decide di troncare con il passato. E il passato sa di salsa al pomodoro, pizza e gelato, delle sue estati passate a immaginare come la vita sarebbe stata più bella se si fosse chiamato Antonio, fosse nato a Rimini e avesse trascorso le estati della sua vita a importunare le turiste tedesche.
Qui il colpo di genio, la citazione di bella ciao ma in versione mammona, perché lo sappiamo, all’Eurovision la politica`fa più paura che il look di Bambie Thug. E allora, una mattina, mi son svegliato, o mamma ciao mamma ciao mamma ciao ciao ciao, una mattina mi son svegliato e c’avevo già trent’an!
Insomma, fuori dalle palle e pedalare, che i tuoi si sono rotti i coglioni e vogliono andare all’Ushuaia a ballare come due vecchi. Due vecchi deficienti, ma felici.
L’io narrante mangia la foglia, soprattutto quando si accorge che la sua camera è stata affittata a Pasquale, uno studente fuori corso di scienze politiche che ha deciso di emigrare dopo che i suoi hanno scoperto che gli mancavano ancora quindici esami prima della laurea. Quella triennale.
A questo punto il protagonista di questo motivetto che si può fischiettare solo se si soffre di acufene capisce che è davvero finita. Prima, però, deve liberarsi di Inga, la sua mucca di origine svedesi vinta una notte a Vikbolandet a una partita a poker.
Lo fa su una piattaforma di ecommerce con la seguente descrizione, “Vendesi vacca svedese di rara bellezza, fidata, leale, ancora in giovane età. Mammelle portentose, colazione assicurata”. L’annuncio però fa scattare un’inchiesta interna alla piattaforma, che subito allerta le autorità croate.
Scatta un blitz delle teste di cuoio che si lanciano da delle funi dentro alle finestre della casa. La madre dell’io narrativo bestemmia non solo in croato, ma anche nelle lingue vicine, visto che la casa ha solo il pian terreno e la porta d’ingresso è aperta.
D’altronde, non è certo la signora Lasagna che può mettersi a spiegare alle teste di cuoio, che lei ribattezza in un altro modo, come fare le teste di cuoio.
Una volta entrati in camera, si accorgono del qui pro quo. Pasquale alza le mani e giura che si laureerà al più presto, la mucca muggisce serafica mentre si mangia il pigiama di lino di Pasquale. Scatta il colpo di scena: una delle teste di cuoio si leva il passamontagna e rivela la sua vera identità di mucca croata.
Porca vacca, gridano all’unisono gli altri componenti dell’unità. “Porca a chi?”, ribatte la vacca. Ne nasce un parapiglia durante il quale la porca vacca, che porca non è, produce due litri di latte. Il tutto sotto gli occhi di Baby Lasagna, che a quel punto infila dentro allo zaino spazzolino, qualche vestito, una copia di playboy del 1998 e lascia per sempre la casa in cui è nato.
Decide di non voltarsi e proseguire per la sua strada. Se lo avesse fatto, avrebbe visto i suoi genitori festeggiare come non ci fosse un domani, ballare insieme alle due mucche e alle teste di cuoio al ritmo di musica croata tradizionale. Capolavoro.
p.s: Pasquale si è laureato e adesso fa il magazziniere all’Eurospin