Le vocali

Mesi fa ho affrontato l’invenzione del linguaggio. Ormai lo sappiamo, la prima parola è nata così, un po’ per caso. D’altronde, le più grandi scoperte sono avvenute casualmente: pensiamo ad esempio, ai raggi x, alla penicillina o al Viagra.

Questo però non spiega come siano nate le vocali. Il linguaggio si è basato, per molti secoli, sul solo utilizzo delle consonanti. Alcuni studiosi sostengono l’esatto contrario: sono nate prima le vocali. Ma le vocali sono solo cinque, e se è anche vero che a Roma puoi sostenere una conversazione solo con degli aò, la tesi che si basa sulle vocali è assai limitante.

Le consonanti l’hanno fatta da padrona per millenni.

La teologa ecologista Agostina Petrelli, autrice di Padre Bio, in un articolo pubblicato di recente scrive che anche Dio, all’inizio, utilizzava solo consonanti. Questo sarebbe la causa scatenante del peccato originale. Infatti, Dio avrebbe intimato ad Adamo ed Eva di non assaggiare il frutto dell’albero della conoscenza ma, utilizzando solo consonanti, i due si erano convinti che il Signore avesse fatto loro dono del codice fiscale. Con quello, una volta assaggiato il frutto della conoscenza, avevano aperto la partita IVA, pagato IMU, TARI e tasse con aliquota al 23%.

Questa fu la ragione per cui Dio li scacciò a pedate dal Paradiso terrestre: come avrebbe potuto continuare a chiamare Paradiso un posto in cui i propri abitanti erano tenuti a pagare le tasse?

Il linguaggio unicamente basato su consonanti richiedeva una certa prestanza fisica e furono molti, eccetto i polacchi, a incominciare a lamentarsene. Oltre a continue incomprensioni, che degeneravano poi in guerre fratricide per stabilire chi aveva detto cosa, il linguaggio basato unicamente su consonanti portava a gravi problemi a livello delle arcate dentali.

Infatti, senza a, o ed e, non c’era bisogno di aprire la bocca più di tanto. Così le consonanti vibravano nella cavità orale, accelerando la caduta dei denti. La gente iniziò a capire che un mondo basato sulle consonanti non era un mondo degno di essere vissuto. Serviva qualcosa, anche se non era chiaro esattamente cosa.

Bisognerà aspettare l’ottavo secolo avanti Cristo.

Siamo a Olimpia, area sacra dedicata al culto di Zeus. Il presentatore annuncia gli atleti in gara. Nessuno capisce niente: il greco antico è ostico da masticare, e con tutte quelle consonanti, non c’è speranza che nemmeno gli studenti del ginnasio riescano a cavar fuori una traduzione decente.

Il giudice di partenza spara e i centometristi lasciano i blocchi di partenza, lanciandosi sulla pista. Calisto Papadopoulou è in testa, inseguito da due statunitensi (non si sa bene come siano finiti qui, visto che gli Stati Uniti non sono stati ancora scoperti), dagli esattori delle tasse, con i quali ha un debito di venti dracme e da un levriero sovrappeso.

Calisto sente già il profumo della vittoria. Allunga il collo in avanti ma, prima di tagliare il traguardo, scivola. È una cacca di cane e, mentre vola a gambe all’aria, gli sembra di scorgere il levriero che, tagliando per primo il traguardo, gli mostra il dito medio.

Un urlo disumano esce a pieni polmoni e riecheggia per tutto lo stadio, che cala in un silenzio irreale: aaahhhh!!! La gente si guarda stupita. Il presentatore annuncia subito qualcosa, ma nessuno capisce cosa. Quando Calisto si rialza, esplode un boato di applausi. “Bravo”, si sente urlare dal loggione. Piovono mazzi di fiori e insalate di feta. “Bis”, grida qualcuno.

Calisto non se lo fa ripetere, percorre di nuovo i cento metri con scivolata inclusa. Ma al popolo non frega niente della (pessima) prestazione atletica. Il popolo vuole la vocale.

Calisto gira la ruota. “A”, declama il coro. Sul tabellone ora si legge “La prma vcal dlla stra”. Calisto gira di nuovo la ruota. Il coro non sa cosa aggiungere, perché le altre vocali non sono ancora state introdotte.

È proprio qui dove nasce la tesi portata avanti dal linguista Primo Di Noi, che nel libro Vocalifragilistichesopiralidoso si discosta dall’autrice di Padre Bio.

Secondo Primo Di Noi, tutto ha inizio nel preserale di un lunedì. Sono le 19. Va in onda per la prima volta su canale Pente La ruota della Tyche, condotto da Mikalis Kalimèra. Il tabellone mostra sei lettere. Due nella prima riga, quattro nella seconda.

La prima lettera è una L, la terza una F.

“Allora, fíloi teleascoltatori, dovete dirmi qual è quella cosa che piace a quasi tutti gli ándres. Avanti, forza”. Tutto si svolge senza vocali, ma io le metto altrimenti mi tocca spiegarvi ogni frase.

Il primo concorrente, Sirtaki Fetadopoulou si lancia, “L Fg!”
“Eh, no, mi dispiace, signor Fetadopoulou, riprovi quando le cresce un cervello”

Tocca al secondo concorrente, Gyros Moussakadopolou.

“L Fg?”
“Eh, ma signor Moussakadopolou, ma no! D’altronde, con un cognome così non potevamo aspettarci altro. Allora, signor Kakadopolou, non ci resta che lei”.

Yogurt Kakadopolou si prende un attimo per pensare.

“L Fg”
“Allora regia, se mi mandate solo scimuniti, rimaniamo qui fino a domani mattina”

A quel punto il coro, che era rimasto seduto fino a quel momento in silenzio a riempire le griglie di sudoku, si alza in piedi e urla “La figa!”.

Mikalis Kalimèra all’inizio pare indispettito, “Alora, sior coro, cosa fa, eh? Mi fa il deus ex machina, eh?”, ma poi, siccome vuole andarsi a fare una sciata sul monte Olimpo e non ha nessuna intenzione di prolungare la registrazione, si leva gli occhiali e si lancia nei festeggiamenti.

“Risposta esatta, eftychia!”

La valletta, una signora piuttosto scorbutica che alcuni identificano con Santippe, la moglie di Socrate, gira le caselle. Sono vuote. I concorrenti protestano, ma Mikalis Kalimèra li zittisce.

“Siori, per piacere. Lasciatemi consultare il nostro autore, Loudoviko Peregrinopolou. Allora, Loudoviko, mi confermi che le caselle sono vuote?”
“Sì, Mikalis, aspettavamo proprio che qualcuno ci aiutasse a riempire quel vuoto pneumatico. I concorrenti hanno ragione solo in un mondo privo di vocali, ma la storia è andata avanti, grazie a Zeus”
“Ecco, siori, avete capito? Adesso fuori dagli orfoi, che ho l’helixpteron che mi aspetta qui fuori per portarmi a fare una bella sciata e un’abbuffata di fonduta di feta. Eftychia!”

Questa tesi di Primo Di Noi ha avuto un grosso successo, soprattutto tra chi non sa distinguere una vocale da una consonante.

L’autore, che si definisce autore del popolo, utilizzo ora il nome d’arte di Uno Di Noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *