Ma-ma-ma, mamma Maria, ma
Ma-ma-ma, mamma Maria, ma
Ma-ma-ma, mamma Maria, ma
Ma-ma-ma, mamma Maria, ma
Questa canzone la cantavo a squarciagola, sdraiato sul sedile posteriore della macchina, quando partivamo per le vacanze, destinazione Sud Italia. Dodici ore di viaggio con una sosta sola per pisciare, niente aria condizionata, i finestrini abbassati di mezzo millimetro, i miei che fumavano senza interruzione, la scorta di MS acquistata per eventuale guerra nucleare stipata sotto le gambe di mia madre.
A venti minuti dalla partenza la macchina era una bomba chimica che sfrecciava a centotrenta all’ora con visibilità ridotta al minimo. Della canzone cantavo giusto il ritornello, perché il resto del fiato dovevo trattenerlo per evitare di morire prima di aver fatto almeno un tuffo in mare.
Il testo originario, però, non era Mamma Maria, ma Papà Maria. Questo era stata la richiesta del team di diversità, eguaglianza e inclusione della casa discografica. Tuttavia i Ricchi e Poveri, che con quella canzone diventarono più ricchi che poveri, si rifiutarono di cedere alle pressioni, sostenendo di non aver mai conosciuto di persona un papà che si chiamasse Maria. Qualche Franca e un paio di João e Felipe, forse un Luca Maria ma nessuna Maria.
I tempi non erano ancora maturi.
La congiunzione avversativa del ritornello ne oscura il senso, facendo sprofondare la canzone in un abisso di mistero che ancora pochi hanno esplorato
Ma-ma-ma, mamma Maria, ma
Ma cosa? Questa è la domanda che anche il Santo Pontefice aveva inviato agli autori della canzone, convinto che il testo si rivolgesse alla mamma del bambino più famoso del mondo, almeno sotto Natale.
Il team di diversità, eguaglianza e inclusione era intervenuto di nuovo, suggerendo
Ma-ma-ma, mamma Maria, ma/Pa-pa-pà, papà Maria, pa
Si coglie subito la dicotomia dei ruoli di genere e a si capisce anche come le cose non siano proprio al cinquanta cinquanta, ma alla donna tocchi la parte più gravosa, come cambiare pannolini, preparare da mangiare o dare un’educazione come si deve al tamagotchi.
Questa versione non era affatto piaciuta al gruppo, che aveva proposto Topo Gigio come interprete nel caso si fosse deciso di proseguire in quella direzione.
Il gruppo dirigente della casa discografica era indeciso. Da un lato, presagivano dei cambiamenti culturali che un giorno avrebbero ridefinito il concetto di Dio, famiglia, patria e colesterolo buono. Dall’altro, erano ancora fortemente influenzati da un decennio che aveva prodotti capolavori come Quel gran pezzo dell’Ubalda, Vieni avanti cretino e Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.
Decidono di sottoporre il testo a qualcuno di alto profilo, che abbia conoscenze tecniche e tattiche per poter compiere una scelta oculata e obiettiva senza lasciarsi influenzare dalle mode, dalle femministe che fanno il segno della figa e dai virus che circolano a piede libero.
La scelta ricade, inevitabilmente, su Uan, il pupazzo rosa di Bim Bum Bam, che boccia senza esitazioni l’alternativa proposta dal team di diversità, eguaglianza e inclusione, bollandolo come ‘Vacuo tentativo di confondere fenomeno e noumeno con un utilizzo del genere, che fa del genere un genere che in genere ingenera…’, anche se poi pare non abbia mai concluso la frase e sia stato sostituito da Five come maître à penser.
Si decide così di andare avanti con Ma-ma-ma, mamma Maria, ma/Ma-ma-ma, mamma Maria, ma alla sua uscita, il critico musicale di Cioè la definisce ‘La canzone che avrebbe potuto scrivere Mozart se fosse vissuto negli anni Ottanta e avesse avuto due bei baffi spioventi. E comunque no, non potete rimanere incinta solo con lo sguardo’. Capolavoro.