Personaggi
Leandro Gracidalupo. Studente diciassettenne, è scimunito ma non lo sa ancora.
La signora del secondo piano. Ha un nome, ma nessuno se lo ricorda. Vive circondata dalle sue piante. Ha tra i cinquanta e gli ottant’anni, a seconda della luce. Beve Martini.
L’appuntato Severo Caputo. Voleva diventare cantante, ma non ha più azzeccato una nota dall’operazione alle tonsille. Un vero talento nel fare l’occhiolino, è entrato in polizia pensando fossero i carabinieri.
Il custode del palazzo. Chiama il palazzo il mio tessoro, passa le giornate a pulire in modo ossessivo il portone. Parla cinque lingue ed è laureato in fisica.
Il paramedico. In realtà è il meccanico che stava sistemando l’ambulanza. Dotato di grande coscienza civile, appena sentita la chiamata si è messo al volante del mezzo.
Si alza il sipario
Esterno. Una strada di Milano in una fresca mattina di primavera. Leandro Gracidalupo, studente diciassettenne, sta andando a scuola. Mentre cammina a passo spedito, viene colpito in testa da un vaso caduto da un balcone.
Signora del secondo piano. “Oddio, mi si è rotto il vaso!”, urla, vedendo il vaso sfracellarsi sulla testa di Leandro.
Custode del palazzo. “Oddio, gli si è rotta la testa”, urla, mentre Leandro cade a terra come una foglia d’autunno. Continua a pulire il portone.
Arriva una macchina della polizia, ma non trova parcheggio. Fa tre giri dell’isolato, senza successo. Parcheggia in seconda fila.
Appuntato Severo Caputo. Scende dalla macchina e si avvicina a Leandro Gracidalupo. “Sono l’appuntato Severo Caputo. Appuntato Severo solo di nome, ma Caputo di cognome. Cosa è successo?”
Leandro Gracidalupo. “…”
Appuntato Severo Caputo. Si rivolge alla signora del secondo piano. “Cosa è successo?”
Signora del secondo piano. È scesa per raccogliere i cocci del vaso. Urla, indicando Leandro Gracidalupo. “Il ragazzo mi ha rotto il vaso”
Appuntato Severo Caputo. “È vero quello che dice la signora?” chiede a Leandro Gracidalupo.
Leandro Gracidalupo. “…” (Nessuna risposta).
Appuntato Severo Caputo. “Il ragazzo è poco collaborativo, eh?”, facendo l’occhiolino alla signora del secondo piano.
Signora del secondo piano. “Ma appuntato, lei mi fa arrossire”. Arrossisce.
Appuntato Severo Caputo. “Lei sta arrossendo, signora. Non avrà qualcosa da nascondere?”
Signora del secondo piano. “Ma appuntato, come si permette!”
Appuntato Severo Caputo. “Appuntato Severo solo di nome, grazie. Scriva, il ragazzo si rifiuta di collaborare”.
La signora del secondo piano e il custode si guardano intorno, ma non c’è nessuno, oltre a loro.
Custode del palazzo. Continuando a pulire il portone, si rivolge all’appuntato. “Signor appuntato…”
Appuntato Severo Caputo. “Appuntato Severo, ma solo di nome, grazie”
Custode del palazzo. “…mi scusi, ma a me sembra chiaro…”. Si ferma un attimo, fissa un punto sul portone e poi inizia a strofinarlo con lo straccio. “…il vaso ha colpito la testa del povero ragazzo”
Appuntato Severo Caputo. “Quale vaso?”
Signora del secondo piano. “Il mio vaso”
Appuntato Severo Caputo. Si inginocchia e tocca un coccio del vaso. “Capisco”, mormorando. “E mi dica, perché lo avrebbe colpito?”
Custode del palazzo. Fissa l’appuntato senza sapere cosa rispondere.
Appuntato Severo Caputo. “Scriva, manca il movente. La signora del secondo piano e il custode si guardano intorno, ma non c’è nessuno, oltre a loro.
Arriva l’ambulanza. Il paramedico scende dalla vettura.
Paramedico. “Chi è il morto?”
Appuntato Severo Caputo. “Io no di certo”. Anche la signora del secondo piano e il custode fanno segno di no con la testa.
Paramedico. “Si vedrà, si vedrà”. Vede il vaso a pezzi. Raccogli un paio di cocci. “Mhh… Il vaso è deceduto. Mi dispiace”
La signora del secondo piano inizia a piangere.
Appuntato Severo Caputo. “Prenda”. Le allunga un fazzoletto.
Signora del secondo piano. “Ma è usato”
Appuntato Severo Caputo. “Sì, ma solo una volta”. Le fa l’occhiolino.
Signora del secondo piano. “Ma appuntato, lei mi fa arrossire”. Arrossisce.
Appuntato Severo Caputo. “Lei sta arrossendo, signora. Non avrà qualcosa da nascondere?”
Signora del secondo piano. “Ma appuntato, come si permette!”
Paramedico. Tasta il polso a Leandro. “È vivo”
Custode del palazzo. “Evviva”, grida, strofinando il portone.
Paramedico. “No, è vivo. Il giovanotto”
Custode del palazzo. “Evviva”, grida, strofinando il portone.
Paramedico. “Mi scusi, ma il giovanotto è un giovanotto. Non una giovanotta. È vivo, non è viva”
Custode del palazzo. Strofina il portone.
Leandro Gracidalupo. Rriprende i sensi. Tira su il busto, si tocca la testa dolorante.
Signora del secondo piano. “Tu, assassino di vasi!”, grida.
Appuntato Severo Caputo. “Abbiamo un assassino? Scrivi, primo sospettato”.
La signora del secondo piano, il custode e il paramedico si guardano intorno, ma non c’è nessuno, oltre a loro.
Paramedico. “Come ti senti, giovanotto?”. Gli infila il bracciale in velcro per provare la pressione.
Leandro Gracidalupo. “Bene. Viva l’Italia!”
Paramedico. “Ottimo!”. Controlla il misuratore. “Non la tua pressione, due punto uno davanti e due dietro. Come hai fatto a non bucare, lo sa solo Iddio”
Appuntato Severo Caputo, la signora del secondo piano, il custode del palazzo. All’unisono, “Amen”
Appuntato Severo Caputo. Si avvicina. “Lei è?”
Leandro Gracidalupo. “Sì, io sono”
Custode del palazzo. “Meglio essere che non essere”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. Regge un Martini in mano. “Assassino di vasi!”
Appuntato Severo Caputo. “Ah. Abbiamo un altro sospettato. Scrivi”
La signora del secondo piano, il custode del palazzo, il paramedico e Leandro Gracidalupo si guardano intorno, ma non c’è nessuno, oltre a loro.
Appuntato Severo Caputo. “Mi potrebbe dire dove si trovava tra le otto e otto e cinque di questa mattina?”
Leandro Gracidalupo. “Viva l’Italia!”
Appuntato Severo Caputo. “Ha già assaltato dei vasi o era la prima volta?”
Signora del secondo piano. Regge un altro Martini in mano. “Assassino di vasi!”
Leandro Gracidalupo. Si infila il pollice in bocca.
Appuntato Severo Caputo. “Scrivi, il principale sospettato non collabora”
Custode del palazzo. “Mi scusi, ma io visto chiaramente il vaso colpire in testa il ragazzo”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. Rivolgendosi al custode. “Ma come si permette?”
Custode del palazzo. “Mi permetto”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. “Non si permetta!”
Il paramedico. Controlla le suole delle scarpe di Leandro Gracidalupo. “Eh, qui sono da cambiare i copertoni, come minimo”
Appuntato Severo Caputo. Al custode. “Permette?”
Custode del palazzo. “Permetto”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. “Non si permetta!”. Finisce il Martini.
Appuntato Severo Caputo. “Mi potrebbe dire dove si trovava tra le otto e otto e cinque di questa mattina?”
Custode del palazzo. “Ero qui a pulire il portone”. Strofina il portone.
Appuntato Severo Caputo. Guarda il portone. “A me non sembra molto pulito”
Custode del palazzo. “Se è per questo, non lo è neanche lei”
Appuntato Severo Caputo. “Come si permette?”
Custode del palazzo. “Mi permetto”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. “Non si permetta!”. Regge in mano un altro Martini.
Appuntato Severo Caputo. “Scrivi, forse abbiamo un complice”
La signora del secondo piano, il custode del palazzo, il paramedico e Leandro Gracidalupo si guardano intorno, ma non c’è nessuno, oltre a loro.
Paramedico. Svita un orecchio di Leandro Gracidalupo. “Ma guarda che roba”
Leandro Gracidalupo. Si infila un dito nell’altro orecchio e canta un motivetto degli anni Cinquanta.
Tutti si mettono a ballare. La signora del secondo piano canta il motivetto insieme a Leandro Gracidalupo.
Appuntato Severo Caputo. Rivolgendosi alla signora del secondo piano. “Sa che lei ha proprio una bella voce?”. Le fa l’occhiolino.
Signora del secondo piano. “Ma appuntato, lei mi fa arrossire”. Arrossisce.
Appuntato Severo Caputo. “Lei sta arrossendo, signora. Non avrà qualcosa da nascondere?”
Signora del secondo piano. “Ma appuntato, come si permette!”
Appuntato Severo Caputo. “Mi permetto”
Custode. “Non si permetta”
Leandro Gracidalupo. Si alza, sorretto dal paramedico. “Oggi è un grande giorno per questo Paese. Ambarabaciccicocò che facevano l’amore con la figlia del…”
Appuntato Severo Caputo. “Che facevano timore”
Leandro Gracidalupo. “Come si permette?”
Appuntato Severo Caputo. “Mi permetto”
Signora del secondo piano e custode del palazzo. All’unisono. “Non si permetta”
Paramedico. Ausculta il paziente. “Lo porto via. Devo cambiare il carburatore”
Appuntato Severo Caputo. “Non lo porta da nessuna parte. Il ragazzo è il principale sospettato”
Custode del palazzo. “Mi scusi, ma è stato il vaso colpire in testa il ragazzo”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. Rivolgendosi al custode. “Ma come si permette?”
Custode del palazzo. “Mi permetto”. Strofina il portone.
Signora del secondo piano. “Non si permetta!”
Paramedico. “Scusate, ma il ragazzo non sta molto bene. Si è accesa anche la spia dell’olio. Se permettete”
Leandro Gracidalupo. “Ricordatevi, siamo una repubblica fondata sul lavoro. Evviva il lavoro!”
Paramedico. “È vivo, non è viva”
Appuntato Severo Caputo. “Il vaso è chiaramente morto”
Signora del secondo piano. Barcollando, ubriaca. “Asciascino di vasi!”
Custode del palazzo. “È evidente che il colpevole è il vaso”. Strofina il portone.
Appuntato Severo Caputo. “Scrivi, il vaso è colpevole tanto quanto il ragazzo”
La signora del secondo piano, il custode del palazzo, il paramedico e Leandro Gracidalupo si guardano intorno, ma non c’è nessuno, oltre a loro.
Signora del secondo piano. “Ma come si permette!”
Appuntato Severo Caputo. “Mi permetto”
Custode del palazzo. “Non si permetta”. Strofina il portone.
Paramedico. “Se permettete”. Si avvia con Leandro Gracidalupo verso l’ambulanza. Rivolgendosi al ragazzo. “Non è che hai grippato?”
Leandro Gracidalupo. Intona il Va pensiero.
Tutti si mettono la mano sul cuore e cantano. Il paramedico apre il retro dell’ambulanza e fa sdraiare Leandro Gracidalupo sulla barella. Leandro Gracidalupo continua a cantare. Il paramedico sale sull’ambulanza e parte a sirene spiegate.
Custode del palazzo. “Evviva!”, gridando. Strofina il portone.
Appuntato Severo Caputo. “È vivo. Il vaso. Non è viva”
Signora del secondo piano. “È vivo?”
Appuntato Severo Caputo. “Scrivi, è vivo. Il caso è chiuso”
Si chiude il sipario