L’altra sera mi stavo rilassando dentro la vasca da bagno in compagnia delle mie inseparabili paperelle di gomma quando il telefono ha iniziato a vibrare nervosamente. Era l’Ezio, un mio caro amico che lavora da trent’anni al ministero del lavoro. Non mi è ancora chiaro di che cosa si occupi esattamente. Credo non lo sappia nemmeno lui.
Ciao, come va, come non va, mi fa, hai sentito la classifica dei lavori più antichi del mondo? Faccio no, dice, l’ha stilata la rivista del sindacato allevatori italiani, Toro et laboro, al primo posto la prostituta, al secondo l’assicuratore, al terzo il barbiere.
Chiedo, l’assicuratore? risponde, l’assicuratore, domanda, perché non ci scrivi un bel pezzo, sul barbiere, dico, certo, perché no, questo e quest’altro, saluti. Sono uscito dalla vasca, ho allineato le papere in ordine di quoziente intellettivo e mi son detto, ma sì, perché no. Ho iniziato la mia ricerca e oggi posso finalmente condividere con voi questo articolo.
Il barbiere, collocato all’interno della storia dell’Universo, è un’invenzione moderna. I dinosauri, che erano per lo più glabri o cosparsi di qualche piuma, non ne sentivano l’esigenza. I mammut avrebbero forse avuto bisogno di una spuntatina, ma sarebbe stato complicato per loro entrare nel negozio di qualsiasi barbiere. Le scimmie ne avrebbero certamente beneficiato, ma la mancanza del pollice opponibile, per un doppio taglio sfumato che si rispetti, era un ostacolo insormontabile.
Compaiono gli uomini. All’inizio sono pelosi e rozzi e assomigliano più alla zia Concetta di Gioia Tauro che a Roberto Bolle. Gente che si lava i denti una volta al mese e va in giro con calzini e sandali del dottor Scholl non è ancora pronta a sedersi sulla poltrona del barbiere per starsene cinque minuti con un panno caldo sopra al viso.
Ma, come ci ricordano gli orologi, i calendari e gli acciacchi dell’età, il tempo passa velocemente. Si inizia a commerciare e le strade si riempiono di negozi. Un giorno una donna vede il suo riflesso dentro a una vetrina e quello che vede non le piace. Capelli lunghi, barba: perché nessuno le aveva mai detto che lei e suo marito erano due gocce d’acqua?
I tempi sono maturi. Arriva Figaro, il primo barbiere dell’umanità, la la la la, la la la la! Entra un cliente, si dirige verso l’unica poltrona presente e ne divora il cuscino. Per le buone maniere bisognerà aspettare ancora un po’. Poi si rivolge al barbiere, “Figaro, Figaro, Figaro!” “Che bel vivere… che bel piacere! Che bel piacere! Per un barbiere di qualità! di qualità!”, risponde il barbiere, che lo fa accomodare sulla poltrona.
“Come li tagliamo?”
“Con le forbici”
Il barbiere annuisce ma prima che inizi il cliente aggiunge, “Solo una spuntatina, mi raccomando”
Il barbiere si mette al lavoro.
“Sono belli lunghi. Da quant’è che non se li fa regolare?”
Il cliente ci pensa su. “Mhh…credo una trentina d’anni”
“Ottimo”, dice, tirandogli i peli del naso. “E i capelli, invece?”
Il barbiere continua il lavoro di pettine e forbici. La trasformazione è impressionante. Quello che poco prima assomigliava a un mammut, ma molto più piccolo, ora era la copia esatta di un assicuratore. Infatti vende subito al barbiere una copertura assicurativa per furto con scasso, poi saluta e se ne va.
Si sparge la voce e presto sono decine, centinaia, migliaia le persone che vorrebbero sedersi su quella poltrona. Il barbiere non è in grado di soddisfare la grande richiesta e la fila fuori dal negozio è lunga come la coda al Gottardo quando iniziano le vacanze pasquali.
Tutto cambia con l’introduzione delle riviste. A quel punto le poltrone si moltiplicano e i clienti possono aspettare il proprio turno facendosi una cultura con Novella 2000 a.C. Anche il lavoro del barbiere si modifica e da semplice stilista dei capelli si evolve in un vero e proprio influencer che sale in cattedra a dare lezioni di calcio, politica internazionale e relazioni amorose.
Oggi, almeno dove vivo io, ci sono più barbieri che capelli. Il mio barbiere, che è laureato in filosofia, è convinto che se la maggior parte dei grandi filosofi avesse usato un ottimo balsamo, la storia della filosofia sarebbe andata tutta in un altro modo.
Immagino che abbia ragione.