La scorsa settimana avrei dovuto partecipare a un corso avanzato di tecniche di memorizzazione, ma mi sono scordato di aggiungerlo sul calendario.
Il giorno dopo ho ricevuto una email dal docente di mnemotecniche: duecento euro del corso da saldare accompagnate dal messaggio “Lezione numero uno: sono sicuro che la prossima volta non se lo scorderà tanto facilmente”.
Poco male. Sono andato a farmi una birra con il mio amico Raimondo Cacaletto che, nonostante il cognome, ha avuto un’infanzia piuttosto ordinaria. Adesso è neuropsicologo, specializzato nei disturbi associati alla perdita di memoria. Ha pubblicato di recente un ottimo saggio, Storia della memoria da quando ne ho memoria, e così ne ho approfittato per fare due chiacchiere sull’argomento.
Questo è quello che ho appreso in un paio di ore, quattro birre e delle olive piccanti che mi hanno raso al suolo le papille gustative.
L’uomo non nasce dotato di memoria. La donna sì, ma l’uomo no. Prendete Adamo. Era l’unico uomo sulla terra, aveva due figli di cui prendersi cura, Caino e Abele, gli unici due figli nell’arco di tutto l’Universo, e nemmeno riusciva a ricordarsi il giorno del loro compleanno.
Eva? Fino al giorno della morte del marito, non c’è stato un giorno in cui non gli abbia ricordato la cacciata del Paradiso (con conseguente perdita di migliaia di punti dalla carta Fidaty), addossandogli la colpa di essersi fatto beccare dall’Eterno come un bambino con le mani nella marmellata.
Vivere 930 anni così deve essere stato un vero e proprio Inferno. Si spiega la ragione per cui Dio ha poi deciso di far vivere l’uomo intorno agli ottant’anni e la donna qualcosina di più.
C’è da dire che, nei primi anni della storia del mondo, la memoria non era considerata il grande assente. Non almeno quanto avere una bella doccia per lavarsi, il televisore a colori o la pasta al dente. Nessuno era costretto a imparare Il sabato del villaggio di Leopardi, le tabelline del sette o tenere a mente le carte in una partita di scopone o briscola. La memoria non giocava alcun ruolo nello sviluppo delle società civilizzata. Eppure.
Con l’evolversi della società, l’apprendimento del linguaggio e delle regole del vivere comune, questa mancanza incominciò, piano piano, a farsi sentire.
Prendete per esempio la famiglia, che è il cardine su cui si fonda la società e la psicoanalisi. Gli uomini, privi di memoria a lungo e breve termine, si svegliavano tutte le mattine convinti che, di fianco a loro, nel letto, ci fosse l’ennesima, nuova conquista.
L’alfitudine del maschio alfa si ampliava a dismisura, almeno fino a quando apriva la porta della camera e si ritrovava dentro a un film dell’orrore: una tribù di marmocchi che saltavano per tutta la casa, urlando, vomitando sul divano e lanciando pezzi di cibo e scodelle contro il televisore.
Per non parlare del continuo ripresentarsi alle stesse persone tutti i giorni. Un enorme perdita di tempo. Impossibile fare affari così.
Secondo alcuni teologi, Dio, stufo di doversi ripresentare per l’ennesima volta senza mai essere riconosciuto, avrebbe deciso a un certo punto di integrare gli esseri umani con il dono della memoria. Molto alla donna, giusto una spolverata all’uomo, giusto le basi per la sopravvivenza.
Tuttavia, sono molti quelli che considerano la memoria non un dono divino, bensì una condanna. Per esempio, mia moglie si ricorda ancora adesso quello che le ho detto una sera d’estate di dieci anni fa, quando le avevo promesso che avrei buttato fuori la pattumiera, ma poi non l’ho fatto. Anche oggi, appena apro bocca per promettere qualcosa, salta fuori l’argomento. L’ergastolo lo avrei subito più volentieri.
Per il mio amico Raimondo Cacaletto, invece, la memoria si sarebbe sviluppata a partire da un’unica persona, Adelmo Della Mirandola, dotato di memoria portentosa capace di memorizzare tutti i numeri naturali e del tutto incapace di ricordarsi l’utilizzo dei metodi contraccettivi.
Adelmo Della Mirandola ebbe infatti una prole numerosa, settanta bambini chiamati tutti Paolo (la memoria c’era, ma meglio andare sul sicuro), che contribuirono a tramandare e diffondere tecniche di memorizzazione cantando filastrocche come Passa il paperino con la pipa in bocca e Quando ci son le doppie, le lettere si scrivono a coppie.
Nel dubbio, è indubbio che la memoria abbia giocato e giochi ancora un ruolo importantissimo nella vita di tutti noi. Chi è privo di memoria, è condannato a vivere come mia madre, che sono settimane che gira per casa alla ricerca dei suoi occhiali.
Appoggiati, come sempre, sulla mensola in cucina.