Gypsy Woman – Crystal Waters

La da dee la dee da
La da dee la dee da
La da dee la dee da
La da dee la dee da

Che cosa si può imparare a dire con una sola consonante? No, non è una delle domande che potreste sentire a Chi vuol essere milionario, ma il titolo di un interessante dibattito tenutosi poche settimane fa a Urbino.

Alla presenza di insigni linguisti e filologi, Andrea Adelmo Pompelmo, maestro cioccolataio, esperto enigmista e appassionato di lingua e letteratura birmana, ha spiegato come le lingue oggi conosciute, o almeno quelle conosciute da lui, si siano evolute da un idioma comune, l’idioma alfa, che conteneva solo la lettera f. 

 “F fff fffff ff fffff fffff f!”, ha esordito, che in antico idioma alfa significa qualcosa, ma si è rotto il microfono e nessuno è riuscito a seguire la spiegazione. Andrea Adelmo Pompelmo ha aggiunto inoltre che il più lampante retaggio di questa lingua lo si può trovare nei discorsi sbiascicati che fanno gli ubriachi, tipo “Fe fe fe fe?”, un evidente ritorno alle origini, quando più che il cervello contava assestare delle grandi clavate.

Se una sola lettera può già creare un universo semantico, “figuriamoci quando se ne aggiungono delle altre, anche a caso”. Queste le parole di Tristano Von Tradate, critico musicale, musicologo, scrittore e inventore di un nuovo modo di ascoltare la musica che non prevede le orecchie.  

Il suo intervento, a cui è seguito l’intervento di medici specializzati in psichiatria, che hanno portato via relatori e pubblico, è stata una grande fonte di ispirazione per il sottoscritto.

Per questo motivo ho deciso di analizzare un testo apparentemente semplice ma dotato di tessitura fonetica piuttosto elaborata come La da dee la dee da della cantante americana Gigio Labimbo, meglio conosciuta come Crystal Waters. O Roger Waters, a seconda di come la si guarda.

La storia è la seguente, e me l’ha raccontata l’Arturo, professione assistente tabaccaio senior, il che significa che il grado di affidabilità è alto, ma non altissimo.

Crystal Waters è una bambina prodigio. A tre anni ne ha già quattro, a sei impara a leggere seduta sul water a testa in giù e a dieci riesce a scrivere correttamente il suo nome. Ma tutto quello non le interessa. Lei vuole fare soldi con la musica commerciale.

L’ispirazione le viene un giorno, mentre si trova a un luna park itinerante di Washington DC. Seduta dietro un tavolino con sopra una sfera, una gitana tutta agghindata. A dire il vero ha due bei baffi spioventi e dei pettorali stile Schwarzenegger e assomiglia molto all’uomo forzuto che si era esibito prima sollevando i visitatori e lanciandoli per aria. Senza poi riprenderli. La Waters vuole conoscere il suo futuro. 

“Dimmi zingara”, esordisce, ma viene subito interrotta da una potente voce baritonale. 
“Zingara sarà tua nonna. Sono una nomade di origine sinti” 
“Mi scusi, non lo sapevo. D’altronde, è il 1972, mica il 2024, l’anno in cui sta scrivendo questo scimunito di critico. Mi potrebbe dire se avrò successo come cantante house e dance?”

 La…nomade sinti inizia a strofinare la sfera. “Non vedo niente”, dice. Poi ci sputa sopra e le dà un’altra bella strofinata. “Ah, ecco. Così molto meglio. Mhh…mhhh…Sì, tu diventerai una grande cantante house e dance. Sono dieci dollari più iva, totale cinquantasette dollari” 
“Così tanto?” 
“Eh, l’inflazione” 
“Ma io ho solo cinque dollari” 
“Allora avrai successo, ma solo per qualche minuto. Saluti”

La Waters torna a casa e il giorno dopo è il 1991. Non le sembrava di aver dormito così tanto. Ha ancora in testa la gitana baffuta. Di getto prende carta e penna e inizia a scrivere il titolo di quello che diventerà uno dei grandi classici della musica house. Gipsy Kings. Non fa nemmeno in tempo a scrivere la s finale che suona il campanello. Alla porta, una persona che si presenta come il legale del gruppo musicale. 

“Madame, si vous volez utilizar questo nome comme titolò, sarete condanata a ecouter tutti gli albùm dei clienti che raprasanto. Homme avvisatò, demi salvatò, ah?”

Crystal Waters vuole diventare famosa, ma non con delle scorciatoie così bieche. Cambia il titolo in Gypsy woman, anche se il ricordo di quei baffi e quei pettorali di woman avevano ben poco. Poi scrive il testo, di getto. Da la lee da lee la, da la lee da lee la, da la lee da lee la, da la lee da lee la. Manda un fax al suo agente. Dieci minuti dopo suonano di nuovo alla porta. È un agente che le sventola davanti il testo iniziale della canzone. 

“È suo questo?”, domanda irritato. 
“Sì, agente. Mi dispiace agente, ho sbagliato agente” 
“E cosa vorrebbe dire? Questo da la lee da lee la?” 
“Ci sto ancora pensando, agente” 
“Signora”, si accomiata l’agente. 

Crystal Waters ci è rimasta male. È evidente che il suo testo è troppo cervellotico, così non arriva alla gente. Nemmeno all’agente. Si rimette al lavoro. La da dee la dee da? La da dee la dee da, bingo! Manda un fax al suo agente. Dieci minuti e suonano di nuovo alla porta. È l’agente di prima con il fax in mano. 

“Lei è un genio, Gigio” 
“Mi chiami pure Crystal” 
“Franco” 
“Gianni” 
“Seba” 
“Sebastasse una sola canzone! La conosce?” 
“No” 
“Nemmeno io” 
“Signora”, si accomiata l’agente. 

Crystal Waters decide questa volta di chiamarlo, il suo, di agente. 

“Pronto?” 
“Sono io” 
“Io chi?” 
“Io io” 
“Ah, ciao” 
“Ho una canzone da farti sentire. Hai cinque minuti?” 
“Anche tre” 
“Te la canto in due: La da dee la dee da, la da dee la dee da, la da dee la dee da, la da dee la dee da. Che ne pensi?” 
“Nulla. Ma suona bene”

Da lì è storia, la storia di uno dei grandi classici della musica house. Capolavoro.