La sclavatrice

Non se ne accorsero per tanto di quel tempo, e quando lo fecero, era ormai troppo tardi. Ma lasciatemi raccontare tutto, dal principio. 

Virginia e Renato sono una coppia di giovani genitori che vivono in un paesino del comasco. Tre anni fa hanno acquistato una villetta a schiera con un giardino. Virginia, in un angolo, ha creato un piccolo orto dove coltiva la sua passione: pomodori, valeriana, cicorino e lattuga. Renato, d’estate, ama sedersi su una sdraio, prima che tramonti il sole, e bersi una birra gelata.

Hanno anche un cane, Orso, un pechinese che caga come un cavallo e adora giocare con Geremia, il loro figlio di due anni, il cui passatempo preferito è rotolarsi in giardino quando ha appena piovuto. Ora Virginia e Renato devono prendere una decisione difficile, una di quelle che non vorresti prendere mai.

Virgina prende le mani di Renato.

“Renato, sei proprio sicuro?”
“Mi si stringe il cuore, ma sì”

Nell’angolo del bagno, la lavatrice ronza appena.

Virginia è ancora piena di dubbi.

“Dopo così tanto tempo. Non la trovi ingiusta, la vita?”

l ronzio si fa più acuto. Impercettibile.

Renato ci pensa un po’ su.

“Virgi, la vita accade. E basta”
“Sono stati sette anni bellissimi. Mai un problema. E quante camicie ti ha salvato!”
“Eh, un’infinità. Ma adesso non tiene più il ritmo. Con Gere lavora senza sosta. Non possiamo farle questo” 
Virginia sospira. “Va bene. Quando arriva la nuova?”
“Se ordino oggi, tra una settimana.
“Non è meglio se le parliamo?”
“No. Non roviniamole gli ultimi giorni”
“E la spina?”
“Lo farò io”. Mentre lo dice, a Renato luccicano gli occhi.

Quello che non sanno, quello che non possono sapere, è che proprio in quel momento Orso, che ha appena lasciato sul tappeto un ricordino delle dimensioni di un menhir, preso dai sensi di colpa e dal terrore di essere privato dei suoi croccantini preferiti, è scappato a rintanarsi in bagno, dietro al bidet, lasciando la porta spalancata. 

E la lavatrice ha sentito tutto. Ogni singola parola.

Quando, poco dopo, la riempiono, di calze, mutande, bavaglini, pantaloni, magliette, asciugamani, fazzoletti, camicie, maglioni, reggiseni e un peluche, e avviano il programma, sentono un rumore strano, diverso dal solito.

Tum, tum, tum. Tum, tum, tum.

Renato spalanca la porta del bagno. L’ammasso di vestiti gira, gira, pieno di acqua e detersivo. Come sempre. Quando torna per tirarli fuori, ha l’impressione che la lavatrice si sia rimpicciolita. Sembra più bassa. Impossibile, si dice.

Il giorno dopo l’oblò gli arriva all’ombelico. “Forse è stato sempre lì”, pensa. E la mattina dopo renato deve piegarsi per tirare fuori tutto dall’oblò. “A me sembra proprio rimpicciolita”, e Orso si mette ad abbaiare, perché ha capito che c’è qualcosa che non va e Renato pensa subito che Orso abbia lasciato di nuovo uno dei suoi ricordini in giro per la casa.

E poi arriva la sera, quella che Virginia e Renato non scorderanno tanto facilmente. Dopo cena, caricano e programmano la lavatrice. Alle undici la lavatrice parte. Tum, tum, tum. Il rumore sembra venire da sotto casa. Poi, sempre più lontanto. Virginia e Renato si addormentano.

La mattina dopo vengono svegliati dal persistente abbaiare di Orso. Renato guarda l’orologio, sono le sei. Orso è più preciso del suo orologio da polso, e la sua prima pisciata è quella delle sette meno dieci. Andiamo a vedere, si dice.

Orso è davanti alla porta del bagno. Quando arriva, Renato rimane di sasso. “Virgi! Virgi!”. Lei lo raggiunge, gli occhi ancora chiusi dal sonno.

“Virgi, guarda”

La lavatrice non c’è più. Al suo posto, una voragine. “Ha scavato un tunnel”. Escono in giardino, dove c’è l’altro buco. Una parte della recinzione è sfondata. “Deve aver sfruttato la centrifuga”, osserva Renato, “e si è portata dietro il generatore elettrico”

Tornano dentro. 

“Renato, forse è meglio così”, commenta Virginia.
“Sì, forse”

Tre settimane dopo ricevono una lettera. Nessun mittente. La aprono. Dentro, solo cinque parole, “Ho trovato chi mi apprezza”. Virginia e Renato si abbracciano. Poi Renato si gira e, quando sale sopra al tappeto, sente qualcosa sotto il piede:

“Oooorsoooo!”