Il calcio

Sembra incredibile, ma lo sport più popolare del mondo è un’invenzione piuttosto recente, nonostante prendere a calci qualcosa, o qualcuno, soprattutto quando si è arrabbiati, sia una pulsione che risale alla notte dei tempi.

Un’invenzione che sa di divino e che invece è solo frutto dell’ingegno umano. Infatti è ormai assodato che il Signore, l’Eterno, l’Onnipotente, il Plenipotenziario, Colui che sa quasi tutto di tutti (perché l’unica che sa davvero tutto di tutti è la portinaia dello stabile dove vivono i miei), non era stato in grado né di creare una palla né di lontanamente concepire il gioco del calcio.

Immaginate la sua delusione quando, dopo essersi preso il settimo giorno di riposo, realizzò che non aveva niente da fare e non poteva nemmeno tifare la sua squadra preferita. Eva nasce proprio dall’incapacità del Creatore di procurare una palla ad Adamo con cui sfogarsi e di riuscire a trovargli un abbonamento che gli permettesse di seguire il campionato senza spendere una fortuna.

Il fatto che la donna sia venuta al mondo prima del calcio spiega quelle dinamiche di coppia che rende così difficile all’uomo prendersi il mercoledì sera libero per la partitella con gli amici.

Il periodo preistorico, quello che precede la commercializzazione dell’iPhone, vede centinaia di migliaia di uomini, mezzi uomini, ominidi e tizi come il mio vicino di casa che a fatica dominano l’impulso di prendere a calci tutto quello che gli passa davanti.

Il primo calcio con fischio d’inizio risale a diverse migliaia di anni fa, quando gli abbozzi di società decisero di regolare un fenomeno che sembrava ormai incontrollabile: il calcio nel sedere alla propria progenie.

Questo sembrava l’unico modo, insieme a una compilation di mazzate, per rimettere sulla dritta strada gli adolescenti in un periodo in cui lo scambio di parole non era considerata una pratica particolarmente efficace.

Vennero organizzati dei tornei di calci nel culo nelle piazze delle città, anche se non c’erano ancora né piazze, né città. Accerchiati da una folla belante, una miriade di padri stressati che, al fischio dell’arbitro, prendevano la rincorsa, assestando una pedata vigorosa nel fondoschiena dei loro pargoli. Urla, improperi, birre e hot dog condivano il resto.

La pedata come mezzo dissuasivo ed educativo fu un’eredità che si trasmise di padre in figlio per generazioni, anche se oggigiorno non sono molti a ritenerla un mezzo educativo tranne chi sa contare solo fino a due e il sottoscritto perché se vi capitano dei figli come i miei, buona fortuna.

Fiutato che con lo sport ci si poteva guadagnare abbastanza per comprarsi una televisione da sessanta pollici e le schedine del totocalcio, i Greci, e poi i loro cloni romani, i Romani, inventarono un gioco che si chiamava Episkyros e che consisteva nel poggiare una palla fatta da Apelle figlia di Apollo sulla linea di fondo del campo avversario cercando di non farsi prendere a mazzate durante il percorso. La Fifa lo considera l’antenato moderno del calcio, forse anche del rugby, e per una lauta mazzetta pure di mio cugino.

Nel rinascimento, quindi qualche anno più tardi, almeno a sentire la mia professoressa di storia e filosofia, nasce il calcio fiorentino. A Pisa. I fiorentini non la prendono bene, invadono Pisa, stortano la torre, gonfiano come delle zampogne i pisani e se ne ritornano a Firenze con una palla in mano. Appena mettono piede a piazza Santa Croce, scoppia una rissa per decidere chi si porta la palla a casa.

Non si capisce niente, ma i fiorentini si divertono molto e poi è un bellissimo modo per recintare degli energumeni poco raccomandabili e vedere se si fanno fuori tra di loro come i mafiosi. Pur causando ilarità, il calcio fiorentino mal si adatta a gente che ama gettarsi per terra al primo fallo subito e piagnucolare fino a quando l’arbitro non assegna un calcio di rigore.

La gente si spreme le meningi alla ricerca di una soluzione. A furia di spremere, siamo arrivati nel diciannovesimo secolo. Il 1863, per essere precisi. È in quell’anno che, con la fondazione della Football association, nasce il calcio moderno.

I giocatori diventano undici, viene presentata la figura dell’arbitro e quella dell’arbitro cornuto, i minuti di gioco sono settantacinque e i tifosi hanno l’obbligo di insultarsi tra di loro. Il cambiamento forse più importante è l’introduzione del fuorigioco.

Ci vogliono anni prima che una persona normodotata riesca a capire che cosa sia e come funzioni esattamente il fuorigioco. Mia moglie non lo ha ancora capito, e grida fuorigioco ogni volta che la palla finisce oltre la linea del campo. Anche quando non c’è la palla.

Ben presto il calcio diventa un fenomeno mondiale, diventando lo sport più popolare del mondo insieme al Beer pong. Sebbene il filosofo Andryou Tube abbia definito l’inseguimento di una palla su un campo come la prova che il genere umano sia molto più stupido del delfino Flipper, sono molti i padri che vorrebbero che i propri figli diventassero calciatori professionisti per portare a casa soldi e figa.

Il grande Helmut Lapapera, nel suo grande classico “Cassano e la rivoluzione copernicana”, ha definito il calcio come l’anello di congiunzione tra lo sportivo e l’essere che è e non può non essere. Nessuno ha ancora capito che cosa significhi.