Il ragazzo che credeva di essere sua sorella

Una mattina Francesco Pizzi – Leone si alzò dal letto convinto di essere sua sorella. Se si fosse osservato i polpacci, avrebbe potuto accorgersi che erano troppo grossi e pelosi per essere i polpacci di sua sorella. Francesco Pizzi – Leone, però, non si mise a fissare i polpacci, ma andò in cucina a fare colazione. 

“Buongiorno figliolo”, lo accolse il padre, nascosto dietro al giornale. Era quello che avrebbe voluto dire, ma invece uscì dalla bocca della madre.

Francesco Pizzi – Leone non rispose subito. Si prese qualche secondo per pensare.

“Mamma, di figliolo qui non vedo nessuno”
“Cosa dici, caro?”, chiese la madre, preoccupata dal tono di voce del figlio.
“Mamma, non lo vedi? Io sono mia sorella”
“Ma tesoro”, ribatté la madre, “tu non hai una sorella”

Francesco Pizzi – Leone non rispose subito. Si prese qualche secondo per pensare.

“E quindi?”

Il padre si prese qualche secondo per pensare, poi parlò sua madre.

“Quindi non è possibile che tu sia tua sorella. Se tu avessi una sorella, allora sarebbe un’altra storia”

Francesco Pizzi – Leone diede un’occhiataccia ai genitori e si infilò una cucchiaiata di cereali in bocca.

Quella mattina, a scuola, Francesco Pizzi – Leone si sedette al suo solito banco. La professoressa Leonardo Maria Leonardo, donna da parte di padre, entrò in aula. 

“Oggi interrogazione a sorpresa”

Un muggito di dissenso rieccheggiò per la stanza. Un paio di studenti si nascosero sotto il banco. La professoressa Leonardo Maria Leonardo inforcò gli spessi occhiali e, come una medium con la tavola ouija, iniziò a far scorrere l’indice tra i nomi degli studenti.

“Archentiero”
“Professoressa”, alzò la mano una studentessa della prima fila, “è Argentiero. Oggi è assente”

La professoressa si chinò sul registro per leggere meglio il nome. L’indice ricominciò a oscillare.

“Pizzi – Leone”

Il ragazzo si alzò.

“Professoressa, io sono mia sorella”
La professoressa inforcò di nuovo gli occhiali. “Non mi pare”
“Professoressa, è così. Sono mia sorella”
“Sua sorella è preparata?”
“Non ne ha avuto il tempo”
“Perfetto. Sua sorella si prende un bel tre”

Quella sera, a cena, nessuno disse una parola. Quando Francesco Pizzi – Leone fece per alzarsi, suo padre aprì la bocca, ma parlò sua madre. 

“Tesoro, abbiamo qualcosa da confessarti”

Francesco Pizzi – Leone ascoltò con attenzione.

“Vedi, ti abbiamo mentito, per molti anni. Troppi. Io non sono tua madre, ma tuo padre. E tuo padre non è tuo padre, ma tua madre”

Francesco incominciava a capire perché sua madre avesse polpacci grossi e pelosi come i suoi.

“L’abbiamo fatto per proteggerti”
“Proteggermi da cosa?”

A quel punto il padre fece per dire qualcosa, ma parlò la madre.

“Ne abbiamo discusso tanto, io e tuo padre, ma non siamo ancora riusciti a scoprirlo”

Francesco Pizzi – Leone diede un’occhiataccia ai genitori e si infilò una cucchiaiata di cereali in bocca. “Strano”, pensò, “non stavo facendo colazione”

Il giorno dopo, alle otto e venti in punto, il professore di matematica Leonardo Maria Leonardo, nessuna parentela con la professoressa Leonardo Maria Leonardo, entrò in aula, si sedette e iniziò a fare l’appello.

“Archentiero Chesare”
“Professore”, alzò la mano la studentessa della prima fila, “è Argentiero”
“Come?”, chiese il professore, che non ci sentiva più così tanto bene.
“È Argentiero Cesare. Non Archentiero Chesare. Oggi è assente”

Il professore sbuffò e proseguì con l’appello. Arrivò a Pizzi – Leone.

“Pizzi – Leone Francesco”
“Assente”, rispose Francesco Pizzi – Leone.
“Non fare lo spiritoso, Pizzi – Leone”, sbottò il professore, che aveva una bassa tolleranza per le prese in giro.

“Professore, non faccio lo spiritoso. Io sono mia sorella”
“Come?”
“Sono mia sorella, professore”

Il professore si prese del tempo per pensare, poi fece per aprire bocca ma parlò la mamma di Pizzi – Leone, di cui nessuno aveva notato la presenza. 

“Presente”

I genitori di Francesco Pizzi – Leone decisero di portarlo da uno psichiatra, il dottor Leonardo Maria Leonardo, che non aveva nessun grado di parentela con il professore Leonardo Maria Leonardo e nemmeno con la professoressa Leonardo Maria Leonardo. Il dottore era un uomo sulla cinquantina dai tratti somatici che ricordavano una pecora delle Langhe.

“Sono il dottor Leonardo Maria Leonardo. Esercito la professione da quasi trent’anni e non ho una lavatrice. Accomodatevi”, disse, indicando loro dei pouf.

I Pizzi – Leone si accomodarono sopra i pouf.

“Allora”, proseguì il dottore, “immagino tu sia Francesco”, rivolto alla madre.
“Veramente io sarei il padre”, disse la madre.
“Allora immagino tu sia Francesco”, rivolto al padre.

Il padre fece per dire qualcosa, ma parlò la madre.

“Lui è la madre”
“Capisco”. Il dottore scrisse qualcosa su un foglio, che poi appallottolò e lanciò dentro al cestino. Rivolgendosi quindi a Francesco. “Immagino tu sia Francesco”
“Io sono mia sorella”, rispose Francesco, dal fondo del pouf.
“Pensavo che il problema riguardasse Francesco”, commentò il dottore. Scrisse qualcosa su un foglio, che poi appallottolò e lanciò dentro al cestino

Il padre fece per dire qualcosa, ma parlò la madre. 

“Vede, dottore, il nostro Francesco”, disse, indicando il figlio, “è convinto di essere sua sorella”
“Mamma, non so come dirtelo, ma non sono Francesco. Sono mia sorella”, sbottò Francesco, ormai ingoiato dal pouf.
“E cosa ne dice sua sorella di tutto ciò?”, domandò il dottore.
“Dottore, Francesco è figlio unico. Un giorno si è alzato convinto di essere sua sorella e non c’è verso di fargli cambiare idea”
“Mhh. Capisco”. Scrisse qualcosa su un foglio, che poi appallottolò e lanciò dentro al cestino. “Molto interessante. Ci vediamo giovedì”
“Dottore, ci siamo appena accomodati”
“Sì, non preoccupatevi. Potete rimanere qui. Io, però, ho la mia sessione di ginnastica posturale”

La settimana dopo i Pizzi – Leone si ritrovarono di nuovo nello studio del dottore.

“Allora”, esordì il medico, “mi sono consultato con alcuni colleghi, e sono giunto a una diagnosi: vostro zio ha il gomito del tennista. Niente che non si possa risolvere con riposo, ghiaccio e qualche pomatina”

Il padre fece per dire qualcosa, ma parlò la madre. 

“Dottore, siamo i genitori di Francesco. Pizzi – Leone”

Leonardo Maria Leonardo inforcò gli occhiali. “Scusate, senza faccio fatica a riconoscere anche mia madre. Questo è un classico caso di scambio di identità. Lei”, rivolgendosi alla madre, “pensa di essere la madre”

“Veramente sarei il padre”
“Appunto. Lei, invece”, rivolgendosi al padre, “è convinto di essere il padre”

Il padre fece per dire qualcosa, ma parlò la madre. 

“Lui è la madre”
“Il punto è un altro. In Europa nel 2% dei casi il padre biologico è un altro” 
“Cosa vorrebbe insinuare?”, domandò la madre.
“Nulla. Adesso, se mi scusate, devo fare il bucato. Ci vediamo giovedì”
“Dottore, ci siamo appena accomodati!”

Il giovedì dopo, come al solito, il dottore li fece accomodare sui pouf.

“Dunque, mi sono consultato con alcuni colleghi, a cui ho spiegato che il padre è in realtà la madre, la madre il padre e Francesco sua sorella. Hanno provato tre volte a testa a indovinare chi è chi ma senza successo. Così mi sono portato a casa millecinquecento euro. Mica male!”

Il padre fece per dire qualcosa, ma parlò la madre. 

“Dottore, è molto nobile quello che sta condividendo con noi, ma non vedo come possa risolvere il problema di nostro filgio”
“Quale figlio?”
“Francesco”, rispose la madre, indicando il figlio
“Non sono Francesco”, sbottò il figlio, “sono mia sorella”
“Non dire stupidaggini, Francesco, tu non hai una sorella”
“Io sono tua sorella”, urlò il padre, esplodendo in un grido liberatorio.

Gli occhi si puntarono tutti su di lui.

“Sei sua sorella? E perché non me lo hai mai detto prima?”
“Ci ho provato, ma sono anni che non mi fai proferire parola!”
“Allora…allora io non sono mia sorella?”, chiese Francesco che, profondamente deluso, si alzò e uscì dall studio.
“Lo sapevo che non era il padre biologico!”, esclamò il dottore.
“Io sono il padre”, gli ricordò la madre, che si alzò e uscì dallo studio.

Il padre fece per dire qualcosa, ma poi pensò che in fondo non era così importante. Si alzò anche lui e uscì dallo studio.

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