I grandi centri cittadini offrono tanto agli animali dal pollice opponibile. Per esempio, i negozi dell’alta moda, i centri estetici e le macchine parcheggiate in seconda fila.
E però, c’è anche il rovescio della medaglia. I poveri, che con quei vestiti addosso rovinano il decoro urbano; i vicini di casa a cui, per fortuna, non si è obbligati a rivolgere il saluto; le file alla posta (grazie a Dio, si è risolto il problema con lo sfruttamento dei domestici).
In queste giungle metropolitane, dominate dal darwinismo sociale e dal Rolex intorno al polso, si è fatto largo un animale scaltro, intelligente, versatile e a volte sì, pure pericoloso, che ha imparato a sopravvivere senza spendere nemmeno un ghello.
Lo scroccodrillo.
Età media, trentacinque anni, più maschio che femmina, in tasca una laurea (ma non il portafogli, a cui non mette mai mano) che non gli serve a nulla conquistata non si sa come in quindici anni durante i quali non ha mai aperto un libro, il lavoro nell’azienda del papi.
Vive ancora a casa con i genitori o nell’appartamento in centro di proprietà, seguito ancora dalla tata perché l’unica cosa che è in grado di cucinare sono le uova sode e una dieta unicamente di uova si sa, è troppo ricca di lipidi.
Pranzi a carico del cliente, si presenta agli aperitivi serali con un ‘Carissimo’ anche se non conosce nessuno, spazzola via il buffet e fa mettere le due birre e i tre negroni sbagliati sul conto del Pierpaolo B., che dovrà lavorare fino ai centoventi anni per saldare il conto dei vari mangiatori a ufo.
In vacanza è sempre ospite di qualcuno che ha lo chalet sulle piste o la villa con piscina con vista sul golfo del Tigullio, così almeno non consuma luce e gas nel magione dei suoi a Porto Rotondo. Scrocca dove può, ma tende poi a frequentare i suoi simili, con cui si lancia in discussioni infinite su chi non deve pagare.
Non è difficile da identificare: è sempre più ricco di voi, piange miseria e l’ultima volta che ha pagato il conto è quando aveva sedici anni e i suoi se la diedero a gambe, lasciandolo nel ristorante stellato a saldare il conto con la carta di credito rubata alla nonna, un’onta che lo scroccodrillo non riuscirà mai più a togliersi di dosso e che non racconterà nemmeno al suo avvocato, che non pagherà, una volta che lo avrà aiutato a togliersi di dosso l’accusa di aver evaso per trent’anni le tasse, l’ultimo atto glorioso della sua vita da scroccone.