Alfred Cavasacchi, conosciuto come Tamotsu Kakasachi, giocatore nippo-canadese di origini italiane, aveva ventotto anni quando, durante una partita di hockey sul ghiaccio, fu colpito in testa dal dischetto in gomma vulcanizzata che viaggiava alla velocità di centoventi chilometri orari, traffico a parte.
L’impatto era stato devastante: il casco si era aperto in due, aveva perso due incisivi, due molari, due calzini e, per circa trentadue minuti e trentadue secondi, almeno a quanto aveva riportato l’arbitro Gianluca Tucatuca, uomo dentro ma ballerino fuori, anche la conoscenza.
Pare che, in quell’arco temporale, Alfred Cavasacchi si trovasse dentro un tunnel e che, all’improvviso, avesse visto una luce, una luce fortissima, abbagliante. Al termine del tunnel, dove la luce era più luminosa, c’era qualcuno ad attenderlo.
Quando aveva riconosciuto nella sagoma un funzionario dell’Agenzia delle entrate-riscossione, era ormai troppo tardi e si era così ritrovato tra le mani una cartella esattoriale per il pagamento di più di settantamila euro di arretrati.
Tutto questo, però, non ci riguarda. Quello che per noi, invece, è interessante, è che, appena rinsavito, Alfred Cavasacchi aveva recuperato un microfono e, posizionatosi al centro della pista, si era messo a cantare delle arie del Rigoletto. In tonalità da soprano, nonostante Alfred venisse chiamato il Barry White sui pattini.
Di fronte a quelle note così melodiose, persino i due giocatori avversari, che da diversi minuti se le stavano dando di santa ragione, avevano smesso di prendersi a randellate, finendo di sentire l’esibizione abbracciati l’uno all’altro. Il pubblico era rimasto ad ascoltare in religioso silenzio.
A fine esibizione era scoppiato un applauso lungo, lunghissimo, e l’arbitro Gianluca Tucatuca aveva impiegato ore a riportare la calma e a imparare una coreografia basata sul movimento dei lobi auricolari.
Alfred Cavasacchi aveva così impiantato le basi di uno sport da intrattenimento che, negli anni Novanta, avrebbe guadagnato una inarrestabile popolarità in tutti i palazzetti del ghiaccio della Lombardia e del Trentino Alto-Adige, inclusi diversi refrigeratori e congelatori casalinghi.
Le regole erano semplici: le due squadre si sfidavano a una partita di hockey ma i contenziosi, invece di essere risolti in pista con dei sonori pugni in faccia, venivano trasferiti su una pedana dotata di microfono dove i giocatori dovevano affrontare tutto il tipico repertorio del karaoke italiano mimando le movenze di Rosario Fiorello.
In questo modo si potevano evitare numerose commozioni cerebrali e impianti dentali. Purtroppo l’interesse verso questa forma di spettacolo andò pian piano scemando quando un imprenditore di formaggi caserecci, Rudolph Cremino, sostituì la parte cantata con delle squinzie che sculettavano mezze nude.
Alfred Cavasacchi vive oggi in una vecchia stalla rimessa a nuovo dalle parti di Rasun di sopra e fa l’elettrotecnico. Deve ancora quarantamila euro all’agenzie delle entrate.