Nel tredicesimo secolo dopo Cristo ma prima dell’invenzione dell’iPhone, il monaco taoista Zhang San Feng, che viveva alle pendici del Wudang, non avendo pagato gli ultimi tre mesi del suo abbonamento streaming, invece di guardarsi l’ultimo episodio di Kung Fu Panda che attendeva da mesi fu costretto a sorbirsi un combattimento tra un uccello rapace e un serpente.
Nonostante il pessimo umore, il monaco fu impressionato dalla reazione del serpente e, studiandone i movimenti durante la lotta per la sopravvivenza, fondò la prima azienda di cinture in pelle di serpente. I tempi non erano ancora maturi, la gente non era interessata a quel tipo di accessori. La gente voleva combattere.
Zhang fondò così la prima scuola di Tai Chi, un’arte marziale caratterizzata dall’estrema lentezza dei movimenti e che servì, secoli dopo, a sviluppare la tecnologia della moviola. Il monaco aveva un cane, Frullino, a cui insegnò tutti i segreti del Tai Chi.
All’inizio non fu facile perché Frullino, un cane che non pesava più di tre chili, se ne stava per la maggior parte del giorno infilato in un incavo del pavimento, nel timore di poter essere spazzato via dalle folate di vento che si abbattevano sul Wudang.
Tuttavia Zhang non demorse e in quattro anni trasformò il suo cane in un maestro del Tai Chi. Frullino iniziò a girare la Cina per insegnare i rudimenti di questa nobile arte marziale.
I movimenti erano così lenti che tra una mossa e l’altra potevano passare un paio di settimane tant’è che, a volte, alcuni non riuscivano a ricordare il motivo per cui stessero immobili, piegati sulle gambe, con le braccia protese in avanti.
Fu così che venne inventato il gioco Un due tre stella. Frullino creò la sua scuola e, dopo essersi accoppiato con diverse adepte, fondò anche la sua stirpe, i Tai Chihuahua, cagnolini non più grossi di una scarpa numero quarantacinque, che si spostavano con movimenti estremamente lenti ma che, quando necessario, potevano risultare letali.
Furono presto messi al bando a causa della loro aggressività e dalla Cina si spostarono prima in Messico e poi in Europa, dove persero la lentezza, la letalità, ma non le piccole dimensioni. Al giorno d’oggi ne esistono ancora poche centinaia che passano la maggior parte del loro tempo a sbadigliare dentro le borse dei marchi più prestigiosi.
Nonostante un Chi forte come una quercia, i Tai Chihuahua soffrono di solitudine e non possono rimanere da soli per periodi più lunghi di cinque minuti.
Lo psicologo dei cani Armando Ventilato sostiene che quella non è solitudine, ma. Attendiamo il proseguimento dello studio per la continuazione della frase.