Ieri, grazie all’editore di Costruzioni con l’ego, che per mesi ha pedinato i pochi contatti che ha nell’ambiente discografico, seguendoli persino fino al bagno di casa, sono riuscito a intervistare uno dei parolieri più famosi del mondo.
L’incontro è avvenuto a Milano, all’interno di una buca del manto stradale. Per non farsi riconoscere, l’autore si è presentato mascherato come il sottoscritto: perché nessuno mi ha mai detto che ho delle orecchie così grandi?
Non è stato facile, lo ammetto, con tutto quel traffico, ma sono riuscito a estrarne un’intervista di sei ore e trentacinque minuti. Pubblico qui di seguito gli estratti più salienti.
Per motivi di privacy (il suo avvocato ha minacciato altrimenti di rispedirmi a casa la mia ex moglie) non utilizzerò il suo vero nome, ma uno pseudonimo: Franco Arnaldo Tegucigalpa.
Io: Buongiono Franco Arnaldo Tegucigalpa
Franco Arnaldo Tegucigalpa: Buongiorno
Io: La critica letteraria Rosa Rosae
FAT: Rosae Rosam
Io: l’ha definita, cito, “il più importante paroliere dopo Lorenzo Da Ponte”, una dichiarazione non condivisa dal suo psichiatra. Una bella responsabilità. Come l’ha vissuta?
FAT (pucciando una brioche alla crema dentro al cappuccino): Mhh, buono
Io: Da dove è spuntato il cappuccino?
FAT: (suoni indecifrabili)
Io: Ha sempre pensato che avrebbe vissuto scrivendo canzoni per altri?
FAT: Veramente le scrivo per voi
Io: Voi chi?
Mentre attendo, invano, una risposta, canticchia Fin che la barca va.
Io: Quando ha capito che avrebbe vissuto solo di testi?
FAT: Avevo quattro anni. Ero in ginocchio, sul divano, a guardare il matrimonio di Carlo e Diana, quando ho perso l’equilibrio e sono caduto di faccia. A mio papà, mentre mi tirava su, ho chiesto matita e foglio e mi sono messo a scrivere
Io: Il suo primo testo! Cosa ha scritto?
FAT: Non ne ho idea, non avevo ancora imparato a leggere
Io: Lei scrive nella sua biografia che uno dei suoi primi successi è stata la collaborazione a Gettin’ jiggy wit’ it. Ci racconta come è andata?
FAT: Ero a Los Angeles, quando sono andato a sbattere contro la macchina dietro alla mia
Io: Dietro alla sua?
FAT: Ho inserito la retro invece della prima. Maledetti cambi automatici. È uscito un tizio e ha incominciato a insultarmi in inglese, solo che io non parlavo una parola di inglese e allora stavo lì e dicevo Woo, uh, uh, uh, uh, haha, haha, what? what? e il tizio si è stufato e se ne è andato via sgommando. Non era uno degli autori di Will Smith? E così, con quelle espressioni rapinate, hanno creato l’intro della canzone
Io: Le hanno riconosciuto i diritti?
FAT: Volevo fare causa, ma il mio avvocato mi ha suggerito di imparare prima l’inglese e poi parlare con uno psicanalista lacaniano
Io: In una recente intervista lei ha dichiarato di preferire, alla rima baciata, la rima abbracciata. Che cosa intende?
FAT: Che sarebbe meglio iniziare con i preliminari
Io: Certo. Potrebbe parlarci del suo metodo creativo? Come scrive una canzone?
FAT: Con una penna
Io: No, intendevo…
FAT: Prima. Adesso uso solo il computer perché mi sono accorto di non riuscire più a decifrare la mia scrittura
Io: Certo, ma quello che…
FAT: Prendiamo per esempio Il volo del calabrese. La strofa Una vita priva di nduja/È come una stanza sempre buia. Certo, un successo nazionale, ma io non ho mai scritto quella frase
Io: Ah no?
Mentre parliamo, cade nella buca un tizio con lo scooter che si mette a insultare il sindaco e tutta la giunta milanese.
FAT: No. Quella è l’interpretazione del mio discografico. Nemmeno io riuscivo a leggere quello che avevo scritto. Recentemente mi sono rivolto a un esperto grafologo che ha analizzato la mia scrittura
Io: E?
FAT Secondo lui sono una persona estremamente intelligente, ma lo sarei di più se smettessi di scrivere. In ogni modo, è riuscito a decifrare le due strofe de Il volo del calabrone. Quello che ho scritto è AZ1995
Io: Che sarebbe
FAT: Il volo Milano – Reggio Calabria
Io: Ci racconta la sua giornata tipo? Come gestisce il processo creativo?
Suona il telefono. L’autore risponde.
FAT: Pronto? No, non sono Cristina D’Avena, ha sbagliato numero. Come? Certo che ne sono sicuro! No, si sbaglia, non ho la stessa voce. Arrivederci
Mette via il telefono.
FAT: Allora, 280 grammi di farina, 125 grammi di yogurt naturale, una scorza di limone, 3 uova, succo di limone…
Si ferma un momento.
FAT: Non mi ha chiesto la ricetta della torta al limone?
Io: Veramente no. Volevo
FAT: Strano. Me la chiedono tutti. La mia torta al limone è strepitosa
Io: conoscere il suo processo creativo
FAT: Ah, certo. Dunque, mi sveglio tutte le mattine intorno alle tre
Io: Le tre del mattino?
FAT: Del pomeriggio. Mi preparo un buon caffè e poi sono pronto per iniziare la giornata. Per stimolare il processo creativo, faccio lunghe passeggiate. Quando mi viene in mente un’idea, me l’annoto su questo taccuino
Mi porge il taccuino.
Io: Non c’è scritto nulla
FAT: Le ho detto che non riesco più a leggere quello che scrivo. Faccio come se annotassi qualcosa, ma non l’annoto
Io: E poi come riesce a ricordarsi quello che voleva annotarsi?
FAT: In effetti non me lo ricordo quaso mai, ma non è così importante. Quando torno a casa, mi metto davanti al computer e inizio a scrivere
Io: Butta giù prima le parole, e poi le propone, o le mandano prima la musica e poi lei si mette a scrivere le parole?
FAT: Ottima domanda, a cui purtroppo non ho ancora trovato una risposta
Io: Qual è la canzone a cui è più legato?
FAT: Non saprei. Forse Fin che la barca va. Me la cantava sempre mia mamma per caricarmi prima delle gare di noto
Io: Intendevo delle sue
FAT: Mia mamma non scriveva canzoni
Io: Le sue come Franco Arnaldo Tegucigalpa
FAT: A nessuna in particolare. Non mi piace avere relazioni sul posto di lavoro
Entra un vigile nella buca.
Vigile: Non potete stare qui
Io: Ho il permesso del comune
Porgo il permesso al vigile.
Vigile: Non riesco a leggere. Cosa c’è scritto?
Io: Ho il permesso del comune
Vigile: Perfetto. Mi scusi (voltandosi verso l’autore), lei è Franco Arnaldo Tegucigalpa?
FAT: In persona
Vigile: L’autore de Il volo del calabrese?
FAT: Esatto
Vigile: Che ha scritto canzoni per Will Smith, Beyoncè, i Jalisse, i Rolling Stone e Uan di Italia uno?
FAT: Per la precisione
Io: Che va in giro con un dalmata e abita in via Caradosso al 3?
FAT: No
Vigile: Ah, mi scusi, devo averla scambiata per qualcun altro
Esce dalla buca.
Io: Ecco, se permette, ne scelgo una io, Il giorno del Buondì Motta, cantato dal grande MC Garetta: In ciabatte e canotta/caffelatte e Buondì Motta/Quando inizio a masticare/Arghh gnugnu pfpfpf gnam. Dopodiche, il testo è un susseguirsi di farfugli, parole incomprensibili, suoni onomatopeici. Cosa voleva comunicarci?
FAT: Nessuno può mangiare un Buondì Motta e parlare. Solo la mia bisnonna ci riusciva, ma quando si toglieva la dentiera
Io: Quindi il senso sarebbe l’impossibilità della comunicazione?
FAT: No. Il senso è che mangiare un Buondì Motta senza caffelatte non ha senso
Io: Su questo siamo tutti d’accordo. In Chi dorme non piglia pesche, una grande canzone portata al successo da Nino Nonaverpaura, scrive Il suono del trattore/Si abbatte con fragore/Sul maschio seduttore. Quanto è importante per lei la tematica bucolica?
FAT: Abbastanza da scriverci una canzone
Io: C’è una canzone che ha scritto ma non ha mai pubblicato?
FAT: Il minuto di silenzio
Io: Non è una canzone
FAT: Certo, senza testo. Ci prendo i diritti d’autore
Io: Sul minuto di silenzio
FAT: Shh
Io: Ma…
FAT: Shh!
Passa un minuto circa.
FAT: Mi deve un centesimo
Io: Non li ho con me adesso
FAT: Mi faccia pure un bonifico
Io: Un’ultima domanda. Chi considera il più grande autore o autrice di testi nella storia della musica?
Ci pensa un attimo.
FAT: Mio nipote Clara
Io: Mia nipote
FAT: No, guardi, è mio nipote, non il suo. Ha cinque anni, ma ne dimostra almeno trentacinque. Ha scritto testi per Baby gang, Coolio e Sergio Mattarella
Io: Il Presidente della Repubblica? Che testo avrebbe scritto?
FAT: Fratelli d’Italia/L’Italia s’è desta/Dell’elmo di Scipio…
Io: Ma quello è l’Inno di Mameli
Con la mano sul cuore, Franco Arnaldo Tegucigalpa esce dalla buca e si allontana, cantando.