Supercalifragilistichespiralidoso/anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso/se lo dici forte avrai un successo strepitoso/supercalifragilistichespiralidoso.
am delelelelelam de lelà/e am delelelelelam de lelà/e am delelelelelam de lelà/e am delelelelelam de lelà
La prima volta che ho visto Mary Poppins avevo dieci anni. La seconda ne avevo otto e questa è una cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi.
Mary Poppins è una tata che se ne va in giro con una borsa che può contenere dentro di tutto: attaccapanni, spazzole, bambole, Antonino Cannavacciuolo. Inizia a lavorare per la famiglia Banks, prendendosi cura dell’educazione di Jane e Michael. Uno è un bambino, l’altra una bambina, ma non so in che ordine.
Lei se li porta in giro nelle sue avventure fantastiche tra i tetti di Londra, dove incontrano Bert, uno spazzacamino che sta cercando di entrare a X factor e che fa sfoggio delle sue doti di cantante e ballerino.
Un giorno, al termine di una incredibile gara di cavalli delle giostre vinta da Mary Poppins (anche se si scoprirà, poi, che il suo cavallo era dopato) i due improvvisano una canzone che farà della tata britannica una vera e propria pop star: Supercalifragilistichespiralidoso.
Non c’è bambino al mondo che non sappia cantarla. Non c’è bambino al mondo che sia in grado di pronunciare correttamente supercalifragilistichespiralidoso senza sputacchiare, attorcigliarsi la lingua e diventare cianotico. Non c’è nessuno al mondo che abbia idea del significato della parola. E del testo.
Almeno fino a oggi. Ci avevano già provato sessant’anni fa ma alla domanda, che non sappiamo quale sia, Mary Poppins aveva risposto “E che ne so, non l’ho mica scritta io la canzone”. Un modo molto comodo per sfuggire alle proprie responsabilità.
La prima cosa che ho fatto è stato contattare il mio grande amico Thomas Renzi, che ha insegnato per dieci anni filosofia del linguaggio prima di essere espulso con l’accusa infamante di furto di significante. Il Renzi mi ha tenuto una lezione di un’ora su Gottlob Frege e mi ha offerto un panino con senape e Praga.
Poi, prima di appisolarsi sulla poltrona, mi ha spiegato che supercalifragilistichespiralidoso e il suo contrario, osodilaripsehcitsiligarfilacrepus, esprimono la stessa cosa, ma in modo opposto. Illuminante, ma non rivelatore.
Per uscire da questa impasse, ho assoldato un investigatore privato. Nonostante abbia solo dodici anni, Marcellino si è già fatto una certa fama nell’ambiente, smascherando i suoi genitori, in realtà delle riproduzioni in cera di Freddie Mercury.
Marcellino si è messo subito al lavoro ed è riuscito a mettere le mani su alcune note scritte durante il periodo di produzione di Mary Poppins da Robert B. Sherman, l’autore di Supercalifragilistichespiralidoso.
Sembra che all’inizio la canzone avrebbe dovuto inititolarsi Franco, che di spaventoso aveva soltanto il girovita. Il regista non era d’accordo per niente e aveva minacciato l’autore di spedirlo in Italia a condurre Bim bum bam insieme al pupazzo Uan e a Paolo Bonolis.
La minaccia aveva messo lo Sherman in uno stato di forte agitazione e, a quanto scrive, nel sonno agitato della notte gli era comparsa in sogno Maria De Filippi che gli aveva sussurrato supercalifragilistichespiralidoso. Ho chiesto al Marcellino se era sicuro dell’ordine cronologico degli avvenimenti e Marcellino mi ha assicurato che, per la proprietà commutativa, cambiando l’ordine cronologico degli avvenimenti il risultato non cambia.
Lo Sherman avrebbe chiesto alla De Filippi delucidazioni sul significato della parola, al che lei gli avrebbe risposto con “Pubblicità”. Senso o non senso, è innegabile l’impossibilità a pronunciarla in modo corretto e senza prendere una pausa per il fiato.
Il primo a riuscirci (oltre a Mary Poppins ma si sa, nei film della Disney le persone parlano con i cartoni animati e volano con gli ombrelli) è stato nel 1998, a Osaka, il quindicenne Toshiro Edoardo Nakamura, festeggiato a suon di sonori coppini dai suoi compagni di classe.
Purtroppo, pare che in Giappone supercalifragilistichespiralidoso significhi I Pokemon sono binari, cosa che ha scatenato un putiferio nel Sol Levante e costretto il Nakamura a emigrare in un peasino dell’entroterra calabro.
Se il titolo della canzone è già oggetto di discussione, figuriamoci quello che viene dopo: am delelelelelam de lelà/e am delelelelelam de lelà. Nessuna menzione nelle note dello Sherman.
Ho chiesto a Marcellino se poteva ancora darmi una mano a svelare il senso di questi fonemi, con la promessa di un chilo di goleador. Marcellino però ha gentilmente rifiutato perché deve prepararsi per il compito di analisi logica.
Sono rimasto solo io e il testo indecifrabile. Poi, l’illuminazione: e se quelle parole non fossero altro che un codice? Sì, ma per cosa? E come potevo decifrarlo? ChatGPT mi ha domandato, “Alla tua età, perché perdi tempo con queste cazzate?”. Non l’ho presa sul personale e mi sono rimesso al lavoro.
Mi sono ricordato che il mio amico Celestino Repetto, detto Lulù, conosce un tizio che insegna Analisi alla facoltà di matematica e che, se la memoria non mi inganna, è un vero e proprio asso nel decifrare tutte quelle scritte ermetiche che si trovano nei cessi degli Autogrill.
L’ho chiamato e, dopo avermi fatto l’elenco di tutte le malattie di cui ha sofferto nelle ultime settimane (il Celestino è un noto ipocondriaco), mi ha dato il numero del tizio, tale Celestino Repetto, un bizzarro caso di omonimia. “E comunque non insegna analisi, è in analisi”, ci ha tenuto a precisare. Non sono un tipo che si fa scoraggiare dai dettagli. Ho chiamato il numero e mi ha risposto una voce di donna.
“Pronto?”
“Sì, buongiorno, potrei parlare con Celestino Repetto?”
“Sono io”
“Ah. Pensavo fosse un uomo”
“Come? Sono un uomo”
Non era il modo migliore per iniziare la conversazione, ma il Celestino Repetto non sembrava essersela presa più di tanto. Gli ho spiegato come avrebbe potuto aiutarmi.
“Vuole decifrare solo am delelelelelam de lelà/e am delelelelelam de lelà o è interessato anche a un sistema infallibile, brevettato dal sottoscritto, per assicurarsi laute vincite al Superenalotto? Sono un asso degli ambi, almeno diciotto euro a vincita”
Ho declinato gentilmente e ci siamo dati appuntamento alla settimana successiva. È stata una delle settimane peggiori della mia vita: sette giorni di pioggia continua. In camera mia. Ho protestato con l’amministratore di condominio che però ha svicolato dicendo di non avere nessun controllo sul meteo. Grazie alle mie pratiche di negoziazione sono riuscito ugualmente a ottenere uno sconto di venti centesimi sull’affito mensile.
Poi, un sabato sera, alle sei, è squillato il telefono. Mi son detto, chi disturba all’ora di cena? Ho risposto e ho domandato subito:
“Chi disturba all’ora di cena?”
“Ma sono le sei”
“Io ceno alle sei”
“Le sei non è ora di cena, a meno che non viva in Inghilterra. O nei paesi nordici. O abbia più di novant’anni. O meno di due”
“Mi scusi, ma lei è la signora?…”
“Sono Celestino Repetto”
“Ah, mi scusi”
Non se l’è presa più di tanto. Io, un po’ sì. Il Repetto ha iniziato a parlare molto lentamente e mi ha spiegato che glielo ha consigliato l’analista perché in questo modo riesce ad ascoltare e digerire quello che sta dicendo.
Non volevo mettere in dubbio il lavoro di un professionista, ma dopo un’ora eravamo ancora al preambolo. Il Repetto ha capito e ha cercato di velocizzare la sua spiegazione. Inizialmente ha provato ad assegnare a ogni lettera un numero. Ne ha quindi fatto la somma ed è uscita l’età di sua zia, ottantasette anni, la prima persona della sua famiglia che è riuscita a finire le scuole elementari prima dei tredici anni.
Ho chiesto cosa rivelasse della canzone. “Della canzone nulla, ma su mia zia un paio di robine”. Poi è andato avanti, condividendo la sua ipotesi preferita.
Secondo il Repetto, quelle parole sarebbero una storpiatura di un’antica filastrocca della regione maori della Sardegna. Alla mia domanda su cosa intendesse con regione maori della Sardegna il Repetto ha soprasseduto.
La filastrocca, tradotta in italiano corrente, suonerebbe così, “Sopra la panca la capra campa, sotto la panca c’è Mary Poppins con il suo borsone”. Ho provato a fare l’avvocato del diavolo, ma il Repetto è stato adamantino e non ha voluto sentire ragione.
Ho seguito il principio del rasoio di Occam, concordando che forse è questa la soluzione più semplice e sensata. Giusto un’ultima annotazione: dal 2022 pronunciare supercalifragilistichespiralidoso è vietato agli asmatici e agli ultrasettantenni.
Capolavoro.