Espresso macchiato – Tommy Cash

Mi amore, mi amore
Espresso macchiato, macchiato, macchiato

…
Ciao bella, I’m Tommaso
Addicted to tobacco
Mi like mi coffee, very importante
No time to talk e scusi

Qualche settimana fa. Squilla il telefono. Non rispondo mai prima di mezzogiorno, ma quella volta ho fatto un’eccezione perché ero sdraiato sul divano a far asciugare le unghie e mi son detto, ma sì, dai, due chiacchiere non mi fanno male.

“Pronto?”
“Le hai viste le ultie edizioni dell’Eurovision?”

È il capo redattore di Costruzioni con l’ego.

“No”
“Come no?!”
“Eh, ultimamente sono stato impegnato a montare il tirannosauro dei lego”
“Va bene, va bene. Ascolta, ci serve un pezzo su Espresso Macchiato. Ok?”

Faccio per dire cosa?, ma mette giù. E così, eccomi qui. All’inizio ero un po’ reticente, ma devo dire che la canzone l’ho ascoltata una decina di volte e senza nemmeno dover prendere un Maalox.

A un primo ascolto non ci ho capito niente. La melodia mi ricorda la settima sinfonia di Beethoven, anche se quando l’ho detto al mio caro amico musicologo Franco Belluomo mi ha sbattuto (letteralmente) il telefono in faccia. 

Ma chissenefrega della musica. Partiamo dall’autore. Tommy Cash. Nome d’arte. Quello vero è Tommi Cash. Sappiamo quanto sia importante il cromosoma Y nel determinare il sesso maschile. Con la sola X, non resta che andare a fare il provino a X Factor. Ma concentriamoci sul testo.

Ci sono due modi per interpretare quello che l’autore, a sua insaputa, ci vuole comunicare.  

Il primo è evidente. C’è un lui, e lo sappiamo perché ha il cromosoma Y e si chiama Tommaso. E una lei, di cui non sappiamo molto anche se, analizzando il sottotesto, si evince che abbia intorno ai venticinque anni, bionda, una laurea in giursiprudenza, due fratelli ed è appassionata di Sferaebbasta.

La loro è una relazione a distanza. Non sappiamo esattamente la distanza, potrebbero anche essere distanti solo un paio di scalini, il che comunque la rende ancora una relazione a distanza. A una certa distanza. Lui, per raggiungerla, però, deve prendere un treno espresso. Se fossero separati da soli pochi scalini, sarebbe il modo più stupido e costoso per incontrarsi.

Forse sono stupidi. Se non lo sono, vivono a una distanza che è maggiore di qualche scalino. Il treno espresso, però, è macchiato. Non sappiamo di quale colpa si sia macchiato ma, conoscendo l’Italia, avrà accumulato anni di ritardo.

Sul treno Tommaso incontra un’altra ragazza, di cui non sappiamo nulla, oltre al fatto di essere bella che non è una colpa. Smettiamola con questa storia della bella e stupida. Chi l’ha detto che tutte le stupide devono essere belle? Io conosco un sacco di brutte e stupide. Evitiamo le generalizzazioni. 

Tommaso si presenta come Tommaso, che è una tautologia.  Evidentemente Tommaso non conosce la logica e nemmeno l’italiano. O l’inglese. Per un momento l’ho scambiato per un gramelot di Dario Fo.

Per far colpo, le dice che è dipendente dal tabacco. Ma io non credo a questa versione. Ormai non fuma più nessuno. Solo i cattivi dei film fumano. E Tommaso è solo Tommaso, una tautologia seduta su un espresso, macchiato, che vuol far colpo su una ragazza. Tommaso, allora, è un dipendente del tabacco. Marketing? Forse.

Non ci può dire di più perché non ha tempo. Deve bere il suo caffè e non ha tempo di parlare. Quindi se ne va. Il che è strano, perché si presenta a una bella ragazza, ciao bella, cerca di impressionarla ma poi il caffè prende il sopravvento su tutto. E poi chi sarebbe questa bella ragazza? E perché non parla? Cosa le è successo nella vita? Sa esprimersi?

Il mio caro amico musicologo Franco Belluomo sostiene che ciao bella è in realtà Bella ciao. Tommaso sta andando alla manifestazione del 25 aprile e canta bella ciao. Non è facile cantare Bella ciao bevendo il caffè. D’altronde, non era nemmeno facile combattere per la resistenza. Però l’espresso macchiato è in ritardo.

Tommaso, alla manifestazione del 25 aprile, ci arriva il 26 aprile. In piazza non c’è nessuno, tranne i piccioni che ti cagano addosso. A Tommaso non importa, perché quello che importa a Tommaso è il suo caffè. Entra in un bar e ne ordina uno. Ah, come lo fanno in Italia non lo fanno da nessuna parte.

Galvanizzato da questa esperienza, Tommaso scrive una canzone. La manda a un produttore. È un produttore di caffè, ma non importa, la produce lo stesso. La canzone esce con un retrogusto di cioccolato, note speziate e chiodi di garofano. Una vera delizia che spopola in Estonia e da lì, probabilmente importata illegalmente, arriva all’Eurovision. 

Questa è la prima interpretazione. Quando l’ho letta al mio caro amico musicologo Franco Belluomo, ha avuto una crisi isterica e si è lanciato giù dalla finestra. Fortuna che il Belluomo vivo al piano rialzato.

È caduto sopra un monopattino elettrico che era stato appena prenotato da un maranza. Ne è nata una lite furiosa sulle armonie del trapper Nerissima Serpe, che il maranza ha paragonato al cromatismo e alla tessitura contrappuntistica wagneriana. Queste diatribe tra specialisti mi annoiano parecchio.

Come annunciato all’inizio dell’articolo, c’è anche una seconda interpretazione di Espresso macchiato, che ha un certo seguito tra alcuni gruppi di feticisti, la maggior parte dei quali non hanno la libertà di uscire dal reparto in cui sono rinchiusi.

L’amore tanto decantato da Tommy Cash è quello che questo Tommaso, che in estone si pronuncia spaghetti carbonara, prova nei confronti dell’espresso macchiato. Un amore ricambiato?

L’ho chiesto al professore GianMichele Gianfrancesco, ordinario di filosofia della mente al bar sotto casa mia. Il professor Gianfrancesco non sembrava molto aperto al dialogo, ma al terzo bianchino ha incominciato a diventare più espansivo.

“Cosa si prova a essere un espresso macchiato?”, mi ha domandato. Prima che potessi aprire bocca, ha incominciato a citare filosofi come Searle, Chalmers e Nagel, gente di cui non avevo mai sentio parlare in vita mia e di cui a male pena potevo pronunciare il cognome.

“Vedi”, mi fa, “la coscienza ha proprietà irriducibili. La nostra comprensione scientifica attuale è limitata quando si tratta di spiegare l’esperienza soggettiva”.

Non riuscivo a cogliere il nesso.

“Ma quindi, professore, è un amore ricambiato o no?”.

Il professore Gianfrancesco ha assunto un’aria pensierosa. Il quarto bianchino lo ha definitivamentre sbloccato, 

“Espresso macchiato con zucchero o senza?” 
“Non saprei”
“Mhh…difficile…mhh”

Si è addormentato sulla sedia. L’ho lasciato lì. Tuttavia la conversazione è servita a chiarirmi i pensieri. Sono convinto che l’amore di Tommaso sia a senso unico. Il coffee che lui mi like non è altro che una sciacquetta, un inzuppo acquoso che l’autore utilizza per far ingelosire l’espresso macchiato e convincerlo a donargli il suo amore.

Un tentativo inutile, perché lo sanno tutti che, nell’espresso macchiato, il connubio tra caffè e quel poco di latte che evita alla bevanda di diventare un cappuccino (imbevibile dopo le undici) è indissolubile.

Tommaso, vai sul ristretto, hai più possibilità. Capolavoro.

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