Lunedì scorso, proprio il giorno prima del martedì, sono stato invitato contro la mia volontà al museo di parte contemporaneo, dove se non sei di parte, ti mettono da parte. Il tutto per assistere a una performance surrealista dal titolo Questa mostra è una palla.
Al centro della sala principale, una palla da calcio.
Eravamo tutti in attesa, quando finalmente è entrato l’artista, un uomo dalla faccia cavallina e dal nome impronunciabile (tipo Voldemort), che si è sdraiato di fianco alla palla e si è messo a colpirla di testa per dieci, lunghissimi minuti, inseguendola per tutta la stanza.
Grandi applausi, genio di qui, genio di lì, fino a quando l’ammaestratore è entrato, l’ha preso per una mano e l’ha accompagnato fuori.
A fine performance, tutti a foraggiarsi al buffet di sole olive taggiasche e mozzarelline, su indicazioni dell’artista. I commenti sono subito virati dal genio a epiteti impronunciabili come il suo nome.
A concludere l’evento, una lezione seminario dal titolo Due palle non fanno un uomo, ma una sì. L’autore, che sono sicuro fosse l’artista camuffato con un paio di occhiali, ha fatto una digressione sulla storia dell’invenzione della palla, che sarebbe stata molto più interessante se non fosse stata tutta in tedesco. Tuttavia, avendo guidato tutta la mia vita auto teutoniche, sono riuscito a coglierne le linee generali.
“Amici, amiche, wof, wof”, ha esordito, spulciandosi, “oggi vorrei parlarvi della palla. Chi, cosa, come, quando è stata inventata la palla? E, soprattutto, perché la palla è rotonda invece che esagonale?”
Stavo per rispondergli, ma mi si è incastrata un’oliva sul canino e ho lasciato stare.
“Sembra incredibile, ma la palla, nonostante l’importanza che ricopre nello sviluppo socioculturale dell’uomo, non è un elemento naturale, come l’acqua, il fuoco o la Gazzetta dello sport, ma un artefatto. La sua comparsa in questo creato è un’epifania che produce uno iato tra un mondo senza palla e un mondo con palla. E qui segue subito la domanda: chi ha inventato la palla?”
Stavo per rispondergli, ma mi si sono sciolte una ventina di mozzarelline in bocca e non sono riuscito nemmeno ad aprirla, questa bocca.
“La risposta la sapete anche voi. Dio. Il più grande inventore del mondo, dopo quello della pizza, aveva capito che la vita dell’uomo senza una palla sarebbe stata una vita insulsa, inutile, sprecata. Come la vostra”
Improvvisamente si è alzato un uomo sulla quarantina. “Ma che dice? Io sono vent’anni che vivo con una palla sola e le assicuro che la mia vita non è né insulsa, né inutile e nemmeno sprecata”. È entrato subito l’ammaestratore, che gli ha lanciato un pescetto e se l’è portato fuori.
“Purtroppo”, ha ripreso l’artista, “a quel tempo gli uomini non avevano ancora raggiunto quella raffinatezza che avrebbe permesso loro di perdere intere settimane per fare le formazioni del fantacalcio. Quando gli ominidi videro la palla, così rotonda e invitante, le saltarono addosso e se la mangiarono.
Dio, infastidito da quel comportamento rozzo e primitivo, creò l’arbitro e si ritirò per un millennio su un’isola dei Caraibi a fare mojiti.
Dobbiamo arrivare all’antico Egitto per vedere la prima forma rudimentale di palla, fatta con il lino intrecciato. Gli antichi egizi andavano pazzi per il calcio. Purtroppo, come si evince dai geroglifici, non riuscirono mai a giocare una partita a causa di quella malformazione che li obbligava a girare sempre con il corpo di lato.
I maya e gli aztechi, invece, ne avevano inventata una di gomma. Gomma da masticare. Non era proprio una palla, ma piuttosto un palloncino. Era ottimo per il controllo, perché ti rimaneva attaccata al piede, ma passaggi e tiri erano piuttosto difficoltosi.
Il grande filosofo e matematico Pitagora inventò una palla a forma di triangolo rettangolo e poi una palla quadrata costruita sull’ipotenusa la cui area era uguale alla somma delle aree delle palle quadrate costruite sui due cateti.
Platone criticherà le palle di Pitagora sostenendo che l’idea di palla non può essere triangolare e che una palla a forma di quadrato non va bene nemmeno per il Subbuteo.
Una palla bella rotonda viene fabbricata nel Medio Evo ma, considerata come uno strumento del demonio, viene messa al rogo, suscitando un’ondata di bestemmie tra calciatori e pubblico pagante.
L’uomo, comunque, ha sempre saputo adattarsi e, in mancanza di una palla vera e propria, ha utilizzato delle degne alternative. L’anguria, per esempio, che era un’ottima soluzione se si voleva perdere l’uso di caviglie e falangi. O i sassi, anche se con questo tipo di materiale i colpi di testa erano pochi e letali.
La palla moderna nasce nel 1931 grazie al lavoro di due argentini, Antonio Tossolini e Luis Polo, che fanno una scoperta incredibile: la palla con cui avevano giocato fino ad allora non era propriamente sferica.
Moltissimi calciatori si rendono conto improvvisamente di non avere nessuna conoscenza di geometria e di non saper riconoscere una sfera da un barattolo di cetrioli. Non solo, ma la palla di allora, quando pioveva, diventava così dura che provocava diverse lesioni ai giocatori, rendendoli perfetti per i reparti ortopedici.
Tossolini e Luis Polo inventarono così la Superball, una palla che aveva una valvola per immettere l’aria con un ago per gonfiare la camera d’aria dentro al guscio di cuoio e le cuciture interne delle tacche esagonali. Inoltre, l’aria era condizionata per rinfrescare durante le calde giornate estive, i sedili riscaldati, il tetto apribile e di serie anche l’assistente alla guida.
La Superball fu un successo incredibile e rimase in classifica per mesi, anni, fino a quando almeno non arrivarono i Beatles”
Lì l’artista si è fermato, ha fatto un inchino, si è denudato, ha tirato fuori l’uccello e, non si sa come, l’ha infilato nella valvola dell’aria della palla, gridando goal. L’ammaestratore è rientrato e l’ha accompagnato fuori. Grandi applausi, non ho ancora capito se diretti all’artista o all’ammaestratore.
Nel complesso è stata una piacevole serata ma non sono ancora riuscito a staccarmi le mozzarelline dalla bocca.